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Paese mio, le canzoni di Alfredo Bascetta e degli emigranti a New York

Paese mio è la storia e la vita degli emigranti del primo novecento in America e la ricostruzione dell’ambiente degli Italiani di Brooklin e Little Italy. Sabato 10 Febbraio ore 17,00 presso la Casina Pompeiana nella Villa Comunale a Napoli, l’evento che vuole essere un supporto alla conoscenza formativa e culturale soprattutto per le nuove generazioni

Attraverso la vita, la passione politica e le numerose canzoni di Alfredo Bascetta di Pietrastornina (Av), compositore e cantante che partì da Napoli con la nave Principe di Piemonte il 24 ottobre 1911, con la moglie Filomena Ciriello di S. Angelo a Scala (Av), con 20 dollari in tasca. Nel 1923 a New York era già famoso e domiciliato presso il Caruso Theatre. Autore di Lacreme ‘e cundannate (la famosa canzone che rese celebri Sacco e Vanzetti in tutto il mondo, contribuendo alla denuncia italo-americana dello sfruttamento sul lavoro) si passa a collegarsi agli autori di quei brani musicali che giungendo in Italia acquisirono grandissima celebrità (per es. Core ngrato; ‘A cartulina ‘e Napule; Lacreme napulitane). Viene messo in rilievo come, nel contesto etnico e culturale in cui brillarono la stella di Caruso,  di Gilda Mignonette  fino a Rodolfo Valentino, tanti emigranti, pur nelle difficili condizioni di vita e di lavoro in un paese straniero, espressero il proprio talento creativo eccellendo nel teatro di varietà in qualità di attori e autori; nell’editoria e nel cinema, tra questi Pennino nonno del celebre regista  Francis Ford Coppola; nell’arte della liuteria di pregio (di cui verranno mostrati  alcuni pezzi importanti) di Calace e di Turturro padre dell’attore e regista John Turturro e tanti altri.

Paese mio è un evento musicale nato per raccontare il fenomeno dell’immigrazione che ricostruisce la storia della musica e delle canzoni napoletane nate intorno all’immigrazione italiana negli USA. Fra la fine dell’Ottocento e la fine degli anni Venti del Novecento negli Stati Uniti nasce e si afferma rapidamente una produzione discografica esclusivamente rivolta alle diverse comunità di immigrati che in quegli anni raggiungono le Americhe, il disco e le case discografiche muovevano ancora i primi timidi passi.

Gli emigrati italiani  produssero oltreoceano circa 7.500 documenti sonori tra genere operistico, canzone napoletana, musica da ballo e altre varietà strumentali. Documentano le problematiche socio-culturali della comunità italo-americana nei primi anni del Novecento e un processo di contaminazione e fusione dei repertori tradizionali  a contatto con la cultura americana.

 

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