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Chianche, l’Irpinia dice no al biodigestore

La Regione Campania autorizza il Comune di Chianche in provincia di Avellino, alla costruzione di un imponente impianto di biodigestore nel cuore dell’area D.o.c.g del “Greco di Tufo”, impianto di trattamento della frazione umida dei rifiuti, nella valle del Sabato. I comitati e organizzazioni intervengono per dire NO a questa inaudita scelta di localizzazione dell’impianto industriale di compostaggio per il timore di inquinamento del Sabato (per  gli scarichi) che per il territorio, di cui fa parte Chianche, dove vengono prodotti vini di fama internazionale come il Greco di Tufo, il Taurasi e il Fiano.

 

I biodigestore sono stazioni di riciclaggio per lo smaltimento dei rifiuti organici, che trasformano in energia. Si tratta di una nuova tecnologia e in Italia già sono presenti soprattutto al Nord. Si tratta di impianti in cui vengono trattati, attraverso un processo di compostaggio che avviene per via anaerobica (cioè in assenza di ossigeno), i rifiuti organici domestici e gli scarti agricoli.

Come funziona? L’impianto trasforma i rifiuti organici e li miscela con dei batteri. Si ottiene quindi una miscela detta biogas, gas metano, che unito all’anidrite carbonica produce energia elettrica o termica. Questi impianti sono stati presentati come fonti rinnovabili,in quanto ridurrebbero le emissioni di gas serra. Il comune di Chianche dovrebbe ricevere circa 30.000 t./anno con il conseguente inquinamento dei tir per il trasporto.

 

L’Osservatorio ambientale mette in guardia dai rischi per la salute: le variabili in gioco nella gestione di tali impianti sono tante e tali, da non promettere nessuna sicurezza per la salute dei cittadini “al di là di ogni ragionevole dubbio”.

I principi su cui si fonda questo mercato interessano lo sfruttamento di liquami e sottoprodotti agricoli, o prodotti appositamente coltivati come il mais, per la produzione di gas. Il rischio risiede nel fatto che è diventato un settore troppo appetitoso per quanti, ormai, fanno fatica a guadagnare con l’agricoltura o l’allevamento.

L’ avvelenamento dei terreni: poiché i vegetali necessari per la fermentazione non sono destinati all’alimentazione umana e poiché quello che conta è la resa, i terreni coltivati vengono irrorati con dosi massicce di fertilizzanti e pesticidi, inquinando il terreno stesso e le falde acquifere.

Le alte emissioni prodotte da queste centrali capaci di bruciare alte quantità di materiale organico per produrre energia oltre a liberare nell’aria polveri sottili, emanano ossidi d’azoto, ozono e altre molecole inquinanti.

L’emissioni odorigene dovute ad una cattiva o mancata manutenzione dei biofiltri.  Queste emissioni avvengono anche durante le manutenzioni per la perdita di tensione della cupola gasometrica dell’impianto, il cui sgonfiamento provoca significative fuoriuscite dell’aria interna.

Tufo (Av) – RAI 3 TGR Itinerante su Facebook

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