Cultura

Tornano le Giornate Fai di primavera in Campania

Sabato 23 e domenica 24 marzo 2019 tornano le Giornate Fai di primavera. 27ª edizione della manifestazione promossa dal Fondo ambiente italiano. 1.100 luoghi aperti in 430 località in tutte le regioni: luoghi spesso inaccessibili ed eccezionalmente visitabili in questo weekend. 66 luoghi aperti, tra palazzi, ville, sedi istituzionali e luoghi di culto.

Numerosi i siti visitabili a Napoli e provincia. In città saranno aperti il Parco Ambientale del Pausilypon, il Parco e la Tomba di Virgilio, il Parco Letterario di Nisida, lo spazio privato Lia Rumma a Palazzo Donn’Anna, Villa Doria D’Angri, Villa Rosebery.

Massa Lubrense, il FAI invita a visitare uno dei luoghi più belli della Campania, la Baia di Ieranto. Sempre in provincia di Napoli saranno aperti al pubblico l’Anfiteatro e le Torricelle di Nola, il Comprensorio Olivetti, l’Istituto Telethon di Genetica, la Villa di Livia e lo Stadio Antonino Pio a Pozzuoli.

Numerosi i siti aperti anche a Salernodall’Archivio di Stato al Duomo, dalla Cupola maiolicata della Chiesa della SS Annunziata al Museo diocesano San Matteo, dal Palazzo Davossa a Palazzo Fiore, Palazzo Pedace, Palazzo Pinto e Palazzo della Prefettura. Mentre a Positano si potrà visitare il Complesso Santa Maria Assunta e a Cava de’ Tirreni l’Abbazia Benedettina SS Trinità.

Anche Benevento apre i suoi monumenti per il FAI di Primavera tra questi potremo visitare la Chiesa e il Convento della Dogana, il Museo Arcos, Palazzo Collenea e Palazzo De Cillis.

In provincia di Avellino i riflettori sono accesi sui comuni di Atripalda che apre le porte degli scavi di Abellinum e allo Specus Martyrum della Chiesa di Sant’Ippolisto, Cesinali con l’Acquedotto Augusteo del Serino, Mercogliano con una visita al Santuario di Montevergine e all’Abbazia del Loreto, Prata Principato Ultra con una visita alla Basilica Paleocristiana SS Annunciata e Solofra dove si visiterà la Collegiata di San Michele.

Diversi gli appuntamenti in programma anche a Caserta, in città sarà possibile visitare l’Abbazia di San Pietro ad Montes, la Casa delle Bifore, Castello e Torri, la Chiesa dell’Annunziata a Casertavecchia, la Chiesa di San Pietro Apostolo, la Chiesa di San Rufo Martire, il Duomo, l’Eremo di San Vitaliano, il Palazzo della Prefettura.

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Teatro Festival Italia Napoli 2019 – XII edizione

È stata presentata nel Teatrino di Corte di Palazzo Reale la dodicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia in programma dall’8 giugno al 14 luglio con una ricca programmazione che spazia dal teatro, alla danza, dalla letteratura al cinema, dalle mostre ai laboratori. Realizzata con il sostegno della Regione Campania e organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, la rassegna diretta per il terzo anno da Ruggero Cappuccio mette in cartellone oltre 150 eventi, per 37 giorni di programmazione, distribuiti in 40 luoghi tra Napoli e altre città della Campania tra cui Salerno, Benevento, Caserta, Carditello, Baia, Pietrelcina e Mercogliano.


“Il Napoli Teatro Festival – dice quindi Alessandro Barbano, direttore della Fondazione Campania dei Festival – rappresenta una grande scommessa artistica ma anche una scommessa civile, diretta a promuovere quello spirito di comunità che rappresenta la nostra fondazione e la Regione Campania stessa. Ne sono dimostrazione anche le iniziative collaterali messe in campo in occasione del Festival tra cui ‘Adotta un filosofo’ che ha coinvolto 80 scuole di tutte la Campania”.

Nato nel 2007,  è un festival di teatro internazionale che ogni anno si svolge a Napoli durante i mesi di giugno e luglio. Realizzato con il sostegno della Regione Campania e organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival, il Napoli Teatro Festival Italia produce spettacoli, promuove la scrittura di testi per il teatro, e valorizza luoghi, artisti e professionalità di Napoli.

 

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Candelora a Montevergine, un rito che si rinnova

A Montevergine ogni anno migliaia di fedeli partecipano alla salita (juta) verso il Santuario, chiamata Candelora. In realtà la Candelora, come viene chiamata in Campania è una festa religiosa detta della Purificazione di Maria, perché, secondo l’usanza ebraica, una donna era considerata impura per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi: il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù.
“Quanno arriva ‘a Cannelora d’a vernata simmo fora, ma si chiove o mèna viento, quaranta juorne ‘e male tiempo”. Così recita un proverbio in dialetto napoletano per ricordare il giorno della Candelora (ovvero la benedizione delle candele conservate in casa dai fedeli accesi per placare l’ira divina durante il mal tempo).

Sapete che cosa è la Juta dei femminielli al Santuario di Montevergine?
La juta è il termine che sta ad indicare il pellegrinaggio che ogni 2 febbraio, fanno per devozione i femminielli (omosessuali secondo la tradizione napoletana), un nutrito gruppo che ogni anno rinnova la propria fede cattolica presentandosi in processione all’antica abbazia dove li aspetta Mamma Schiavona, la Madonna nera del monte Partenio pronta ad accoglierli. La tradizione, almeno ufficialmente, affonda le sue radici nella seconda metà del tredicesimo secolo, precisamente al 1256. La leggenda racconta che due giovani amanti furono banditi dal loro paese e lasciati a morire di fame e di freddo nei boschi, legati a un albero o fossero sbranati dai lupi. Ma la Madonna ebbe pietà di loro e li salvò dalla condanna. Un miracolo che, ogni anno, viene ricordato e onorato al suono di tammorre e nacchere, con canti licenziosi, motti salaci e vesti coloratissime, “Colei che tutto concede e tutto perdona” una tradizione che continua nel tempo.

 

Per la prima volta la Candelora è entrata a far parte della misura relativa agli eventi di rilevanza nazionale ed internazionale finanziati dalla Regione Campania (Poc. 2014/2020 linea 1). Alla vigilia della Juta nella sala consiliare di Ospedaletto d’Alpinolo (Av), il Consiglio Comunale straordinario conferirà la cittadinanza onoraria ai due personaggi che rappresentano questa tradizionale festa: Marcello Colasurdo, cantore di Mamma Schiavona, pilastro delle “Jute” al Santuario, e Vladimir Luxuria parlamentare, attivista, scrittrice, attrice e pellegrina devota  alla Madonna di Montevergine.

 

 

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27 gennaio è il Giorno della Memoria della Shoah

Il 27 gennaio si celebra il Giorno della Memoria, la “Giornata internazionale in memoria delle vittime della Shoah”, ricorrenza internazionale istituita il 1° novembre 2005 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche liberarono il campo di concentramento di Auschwitz in Polonia e l’apertura dei cancelli mostrò al mondo intero le atrocità che erano state commesse, come anche vedere gli strumenti di tortura utilizzati e i diversi metodi di annientamento in quella “fabbrica della morte”. Un terzo del popolo ebraico fu sterminato nei campi di concentramento, innumerevoli altre persone ed etnie come Rom, omosessuali e persone con disabilità furono deportati ad Auschwitz . La persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte … Tra il 1933 e il 1945 le vittime della Shoah, dell’Olocausto, furono dai 15 ai 17 milioni. Uomini e donne, anziani e bambini. Gli ebrei che scomparvero furono dai 5 ai 7 milioni. Grazie alle testimonianze dei suoi sopravvissuti il mondo intero iniziò a parlare di genocidio. La Giornata della Memoria è il nostro omaggio a tutti loro.  Primo Levi (scrittore, partigiano e chimico italiano), sopravvissuto anche lui, in I sommersi e i salvati, scrive: “Chi è stato ferito rimuove il ricordo per non rinnovare il dolore. Chi ha ferito ricaccia il ricordo nel profondo per liberarsene. Per alleggerire il suo senso di colpa”.

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Italiani che andarono in cerca di fortuna “all’America!”

Tra il 1876 e il 1915 emigrarono 14 Milioni di Italiani che andarono in cerca di fortuna all’estero, un popolo che, in Italia, era costretto agli stenti per le conseguenze socio-economiche dell’Unità d’Italia. Come se l’intera popolazione italiana di inizio Novecento se ne fosse andata in blocco.  Durante gli anni seguenti i flussi migratori naturalmente non si fermarono, e durante il periodo degli anni ’20 e ’30 gli italiani che cercarono fortuna all’esterno furono decine di milioni.

Ellis Island era il cancello d’ingresso al “Grande sogno americano” che iniziava a New York dove molti venivano bloccati per giorni, o settimane, prima di conoscere il loro destino, arrivati ormai ad un passo dal loro sogno, ma ancora lontane dalla sua realizzazione. Arrivavano nella “Grande Mela” spaesati, impauriti, con gli occhi persi nel vuoto, non sapevano dove andare, cosa fare e come trovare da lavorare, e moltissimi di loro finirono per tornare indietro, per morire di stenti o peggio ancora di malattia o massacrati dal lavoro nei lontani e poco ospitali Stati Uniti.

Molti di quei migranti però riuscirono a organizzarsi e a creare delle micro-comunità autonome (come Little Italy, ad esempio), dove si parlava in lingua madre e dove ci si poteva sentire, illudendosi, un po’ più vicini a casa propria. Tanti furono che si distinsero nelle loro arti che pur nelle difficili condizioni di vita e di lavoro in un paese straniero, espressero il proprio talento creativo eccellendo nel teatro di varietà in qualità di attori e autori; nell’editoria e nel cinema, tra questi Pennino nonno del celebre regista  Francis Ford Coppola; nell’arte della liuteria di pregio di Calace e di Turturro padre dell’attore e regista John Turturro e tanti altri.

Tra il 1861 e il 1985 dall’Italia sono partiti quasi 30 milioni di emigranti. La maggioranza degli emigranti italiani, oltre 14 milioni, partì nei decenni successivi all’Unità di Italia, durante la cosiddetta “grande emigrazione” (1876-1915). Quei migranti resero gli Stati Uniti la potenza mondiale che oggi conosciamo, e nel giro di pochi decenni costruirono le ultramoderne città statunitensi.

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Vietri sul Mare, nasce la prima scuola di ceramica.

È stato approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Formazione Chiara Marciani, il protocollo di intesa che attiva, a Vietri sul Mare la prima scuola di ceramica.

“La Regione punta a definire il modello formativo del ripristino delle tradizioni, con l’obiettivo di recuperare gli antichi mestieri attraverso la rivitalizzazione di produzioni, di avvicinare i giovani e gli imprenditori ai mestieri artigianali che, pur non essendo sotto i riflettori sono portatori di importanti valori economici, culturali e sociali, e di favorire altresì il ricambio generazionale – ha dichiarato l’assessore Marciani. In tale ottica, l’istituzione di una scuola delle antiche arti ceramiche con la ripresa della produzione ceramica oltre che a costituire un’importantissima occasione formativa ed occupazionale per i giovani, rappresenta anche uno strumento fondamentale per la conservazione, la valorizzazione, e la promozione del patrimonio storico-culturale nonché uno straordinario volano per la stessa economia del territorio”.

“Un passaggio importante da parte della Giunta regionale nel solco di quanto già fatto per la seta di San Leucio. Il modo migliore per conservare gli antichi mestieri affidandoli alle nuove generazioni” ha commentato il consigliere regionale Franco Picarone.

Il protocollo di intesa vede la preziosa partecipazione dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli ed è frutto di un’intensa collaborazione tra l’assessorato regionale e la Cna di Salerno, l’associazione che rappresenta gli artigiani e che vanta al suo interno tantissimi ceramisti.

“Il principale obiettivo è di trasmettere l’antica tradizione della ceramica alle nuove generazioni, anche al fine di farne una nuova opportunità lavorativa e allo stesso tempo permettere al comune di Vietri, già Città della Ceramica, di divenire punto di raccolta e baricentro di nuovi ed innovativi stili dell’artigianato artistico ceramico” ha dichiarato il presidente territoriale della Cna di Salerno, Lucio Ronca, maestro ceramista.

Per l’assessore alla ceramica del Comune di Vietri sul Mare, Giovanni De Simone “si consolida un percorso di collaborazione ma soprattutto si avvia un percorso di valorizzazione in cui noi da tempo guardiamo non solo come alla salvaguardia e al rispetto di una tradizione, ma anche come un’opportunità di crescita e sviluppo economico, occupazionale e turistico per il nostro territorio”.

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