Cultura

Acqua zurfegna, quando Napoli aveva “l’acqua delle mummare”

Fino agli inizi degli anni ’70, per le strade del Chiatamone (quartiere di Santa Lucia a Napoli), si vendeva una bevuta d’acqua fresca e frizzante, dall’intenso sapore sulfureo fortemente ferriginoso.  Fu per secoli la “bevanda” per eccellenza dei napoletani. Unica nel suo genere, era denominata “Acqua della sorgenti del Monte Echia” e proviene dal pozzo artesiano situato nel Palazzo Reale, pozzo realizzato nel 1850 circa dall’Ing. L.Cangiano su ordine di Ferdinando II. Questa fonte veniva usata per fare il carico d’acqua per i velieri che andavano molto lontano e nelle Americhe, perché si riteneva fosse unica al mondo non soggetta a putrefazione. Per questo motivo il molo adiacente nella Darsena di Napoli si chiama Beverello.

E’ conosciuta come l’acqua del Chiatamone prendendo il nome della strada dove sgorgava originariamente la sua fonte e, dove avveniva l’imbottigliamento.  Fu definita “acqua delle mummare” (anfore di creta con due manici con un tappo di sughero) perché utilizzate per prelevare l’acqua alla fonte e trasportarla senza rischio di comprometterne le qualità nei centri di distribuzione di cui Napoli traboccava. Di provenienza vulcanica, era minerale gassata con sali minerali, bicarbonato di sodio, cloruri, calcio, magnesio e ferro.

Nel 1973 , a seguito del colera, la sorgente fu chiusa dal Comune per motivi igienico-sanitari.
Per trent’anni l’acqua ferrata fu soltanto un lontano ricordo, cancellato definitivamente dalla costruzione dell’Hotel Continental, proprio sull’antica sorgente.

Nel 2000, però, l’acqua suffregna tornò di nuovo a sgorgare lungo i marciapiedi nei pressi del Palazzo Reale, in Via Riccardo Filangieri Candida Gonzaga, strada comunicante con Via Acton e Piazza Municipio, tra le mura perimetrali del Palazzo Reale e di Castelnuovo. L’amministrazione di allora promosse un’opera di recupero che si concretizzò nella realizzazione di quattro fontane fino a quando i tubi non si ostruirono, la falda fu dichiarata nuovamente inquinata, e fu necessario un periodo di manutenzione per rimetterla in sesto.

Però, per chissà quale motivo, l’interruzione momentanea per il cambio dei filtri si è rivelata ben più lunga del previsto, dal momento che le fontane sono state sigillate e mai più riaperte.

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Napoli è una città che non finisce mai di stupire

Napoli è una città che non finisce mai di stupire, sempre più spesso nuovi tesori nascosti emergono dopo secoli di storia. E’ il caso dell’eccezionale scoperta nel sottosuolo della basilica di San Francesco da Paola, voluta da Ferdinando I di Borbone con progetto dell’architetto Pietro Bianchi di Lugano, in Piazza del Plebiscito una delle più grandi piazze della città e d’Italia con i suoi 20.000 metri quadri di superficie, dove è stato ritrovato unipogeo di oltre 1.000 metri quadrati che risale addirittura all’800 e che richiama la sovrastante basilica. Tale ipogeo ha pure un’altezza ragguardevole di circa 16 metri ed un’architettura di notevole interesse, costituita da una volta centrale sorretta da una struttura a fungo.

A volerne la costruzione fu Gioacchino Murat, il sovrano francese del regno di Napoli per volere di Napoleone Bonaparte, costruita con la precisa funzione di ospitare le ceneri dei re delle due Sicilie, la dinastia Borbone. Una fitta rete di cunicoli e pietre di tufo (che si collegano alla Galleria Borbonica arrivando fino a via Morelli), arrivano nell’aula centrale, che ha un diametro di 43 metri e presenta una serie di piccole sale laterali. Da qui una rampa circolare e una grande volta a forma di fungo che presenta 8 ingressi e 4 lucernai.

L’ipogeo sarà un luogo per esposizioni museali, conferenze, rassegne artistiche e manifestazioni culturali. Il viaggio nell’ipogeo comincia alle porte del colonnato numero 6 e 7, attraverso una scala e un ascensore di vetro. Archi e pietre di tufo lasciate a vista, i resti dei palazzi ottocenteschi abbattuti per fare posto all’ipogeo. Si arriva così nell’aula centrale con la grande volta a forma di fungo.

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1 maggio festa dei lavoratori. Perchè si celebra oggi

È dal 1890 che in tutto il mondo la festa dei lavoratori viene celebrata il primo giorno di maggio. L’ironia della storia vuole però che l’unica eccezione si faccia proprio dove la ricorrenza è nata, negli Stati Uniti a seguito dei gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago e conosciuti come Rivolta di Haymarket. I lavoratori non avevano diritti, lavoravano anche 16 ore al giorno, in pessime condizioni e il 1° maggio 1886 fu indetto uno sciopero generale in tutti gli Stati Uniti per ridurre la giornata lavorativa a 8 ore. Esiste comunque una festa, Il Labor Day (giorno in cui si riconosce il contributo che i lavoratori danno al successo e al benessere degli Stati Uniti), come la Festa dei Lavoratori in Italia: negli Stati Uniti, Australia e Canada viene celebrato ogni anno il primo lunedì di settembre rispetto al 1 maggio.

Era il 6 agosto del 1863 quando i lavoratori napoletani in sciopero di Pietrarsa, stabilimento fondato nel 1840 da Ferdinando II di Borbone, di locomotive e materiale ferroviario (tra Portici e San Giorgio a Cremano vicino Napoli), furono caricati da un battaglione di bersaglieri italiani che aprì il fuoco uccidendo quattro lavoratori e ferendone altri dieci, una storia dimenticata all’alba dell’Unità d’Italia, divenuto ultimamente noto come eccidio dei Martiri di Pietrarsa.

In Europa il “Primo Maggio” nasce a Parigi il 20 luglio del 1889 durante il congresso della Seconda Internazionale, quando venne chiesto alle autorità pubbliche di ridurre la giornata lavorativa a otto ore.

In Italia nel 1923, sotto il fascismo, venne abolita la festa dei lavoratori e solo nel 1947 la festa del lavoro e dei lavoratori divenne ufficialmente festa nazionale.

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Festa della Madonna delle Galline a Pagani (Sa)

La festa della Madonna delle Galline a Pagani in provincia di Salerno si è svolta dal 26 al 29 aprile 2019. La domenica in Albis una processione della statua della Madonna del Carmine viene trasportata su un carro spinto dai fedeli per le strade, i vicoli, i cortili e le masserie di Pagani. Lungo l’itinerario della processione i fedeli creano i toselli, edicole votive impreziosite da coperte di raso, con tammurriate, mostre e banchetti.  Fede e folklore, usanze e tradizioni, la manifestazione rappresenta una dei riti più antichi e fa parte del culto mariano delle “sette sorelle”, ovvero le sette Madonne che il popolo della Campania venera, con riti e preghiere differenti, nei rispettivi Santuari.

La leggenda narra di una frotta di galline raspanti che riportò alla luce una tavola con il volto della Vergine. Il ritrovamento fu immediatamente interpretato come manifestazione divina e ne seguì la decisione di creare un appropriato luogo di culto, che si sarebbe evoluto successivamente nell’attuale chiesa santuario. La tavola, probabilmente portata da monaci sfuggiti dall’Oriente nell’VIII-IX secolo per sottrarre le sacre immagini alla distruzione iconoclasta, poi, si sarebbe rovinata ed avrebbe determinato l’incarico ad un artista di riprodurre la tela seicentesca, ufficialmente accolta con un segno miracoloso e venerata oramai da quattro secoli.

https://www.facebook.com/dauria.org/videos/1687849874845531/

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ZUPPA DI COZZE DEL GIOVEDÌ SANTO A NAPOLI

La Pasqua partenopea prevede alcuni piatti tradizionali, uno di questi è la Zuppa di cozze allanapoletana, ‘a zupp’ ‘e cozze, che viene tradizionalmente portata in tavola il giovedì santo, un giorno che si divide tra sacro e profano. Il sacro riguarda il lato cristiano, infatti la sera del giovedì si celebra la Messa in Cena Domini (Messa della Cena del Signore), che dà  solenne inizio al Triduo Pasquale; in essa si fa memoriale dell’Ultima Cena consumata da Gesù prima della sua passione. Durante questa Messa si svolge il rito della lavanda dei piedi, ripetendo quello che Gesù stesso fece dopo l’Ultima Cena.

Il lato profano riguarda la tradizione che a Napoli, la sera del Giovedì Santo si consuma la Zuppa di Cozze, tipico e famoso piatto partenopeo che risale al tempo di Ferdinando I di Borbone. Un piatto fatto di cose semplici: cozze, olio di peperoncino piccante, polpo, olio, pomodoro, aglio e con una base di freselle.

 La tradizione va rispettata ed ogni anno il rituale si ripete identico, struscio, santa messa e zuppa di cozze. ‘O struscio è una tradizione del Giovedì santo che consiste nel visitare i sepolcri, ovvero le solenni esposizioni del Santissimo, allestite in occasione della settimana santa. Secondo un’antica credenza, occorreva fà ‘e ssette chiesielle, cioè visitare sette tra le principali chiese cittadine. In verità, le sette chiese, a cui si fa riferimento, sono: Spirito SantoSan Nicola alla Carità, San Liborio alla Pignasecca, Madonna delle Grazie, Santa Brigida, San Ferdinando di Palazzo e infine San Francesco di Paola;  tutte localizzate lungo il tragitto che va da Via Toledo fino a Piazza del Plebiscito.

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Tornano le Giornate Fai di primavera in Campania

Sabato 23 e domenica 24 marzo 2019 tornano le Giornate Fai di primavera. 27ª edizione della manifestazione promossa dal Fondo ambiente italiano. 1.100 luoghi aperti in 430 località in tutte le regioni: luoghi spesso inaccessibili ed eccezionalmente visitabili in questo weekend. 66 luoghi aperti, tra palazzi, ville, sedi istituzionali e luoghi di culto.

Numerosi i siti visitabili a Napoli e provincia. In città saranno aperti il Parco Ambientale del Pausilypon, il Parco e la Tomba di Virgilio, il Parco Letterario di Nisida, lo spazio privato Lia Rumma a Palazzo Donn’Anna, Villa Doria D’Angri, Villa Rosebery.

Massa Lubrense, il FAI invita a visitare uno dei luoghi più belli della Campania, la Baia di Ieranto. Sempre in provincia di Napoli saranno aperti al pubblico l’Anfiteatro e le Torricelle di Nola, il Comprensorio Olivetti, l’Istituto Telethon di Genetica, la Villa di Livia e lo Stadio Antonino Pio a Pozzuoli.

Numerosi i siti aperti anche a Salernodall’Archivio di Stato al Duomo, dalla Cupola maiolicata della Chiesa della SS Annunziata al Museo diocesano San Matteo, dal Palazzo Davossa a Palazzo Fiore, Palazzo Pedace, Palazzo Pinto e Palazzo della Prefettura. Mentre a Positano si potrà visitare il Complesso Santa Maria Assunta e a Cava de’ Tirreni l’Abbazia Benedettina SS Trinità.

Anche Benevento apre i suoi monumenti per il FAI di Primavera tra questi potremo visitare la Chiesa e il Convento della Dogana, il Museo Arcos, Palazzo Collenea e Palazzo De Cillis.

In provincia di Avellino i riflettori sono accesi sui comuni di Atripalda che apre le porte degli scavi di Abellinum e allo Specus Martyrum della Chiesa di Sant’Ippolisto, Cesinali con l’Acquedotto Augusteo del Serino, Mercogliano con una visita al Santuario di Montevergine e all’Abbazia del Loreto, Prata Principato Ultra con una visita alla Basilica Paleocristiana SS Annunciata e Solofra dove si visiterà la Collegiata di San Michele.

Diversi gli appuntamenti in programma anche a Caserta, in città sarà possibile visitare l’Abbazia di San Pietro ad Montes, la Casa delle Bifore, Castello e Torri, la Chiesa dell’Annunziata a Casertavecchia, la Chiesa di San Pietro Apostolo, la Chiesa di San Rufo Martire, il Duomo, l’Eremo di San Vitaliano, il Palazzo della Prefettura.

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