Enogastronomia

Le zeppole di San Giuseppe della tradizione napoletana.

Le zeppole di San Giuseppe della tradizione napoletana. Gli ingredienti principali sono la farina, lo zucchero, le uova, il burro e l’olio d’oliva, la crema pasticcera, una spolverata di zucchero a velo e le amarene sciroppate per la decorazione.  Lungo le strade di Napoli, fino a qualche decennio fa, i friggitori preparavano le zeppole fritte “istantanee” per i passanti, davanti alla propria bottega, disponendo sui tavoli tutto l’armamentario necessario.

Le zeppole di San Giuseppe sono un dolce tipico della cucina italiana che dal 1968 celebra il 19 marzo la Festa del papà. Derivano da una tradizione antica risalente addirittura all’epoca romana. Dopo la fuga in Egitto con Maria e Gesù, San Giuseppe dovette vendere frittelle per poter mantenere la famiglia in terra straniera. Proprio per questo motivo, in tutta Italia, le zeppole divennero i dolci tipici della festa del papà, preparati per festeggiare e celebrare la figura di San Giuseppe.

La prima zeppola di San Giuseppe  che sia stata messa su carta risale comunque al 1837, ad opera del celebre gastronomo napoletano Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino, che la inserì nel suo trattato di cucina. Come la maggior parte dei dolci napoletani anche le zeppole si dice che abbiano un’ origine conventuale, forse nel Convento di San Gregorio Armeno.

Nel tempo la frittura si pensava facesse male allora si è rimediato facendola al forno. Le zeppole insomma sono radicate nella storia culinaria di Napoli ed ha l’indicazione PAT. Si tratta di un marchio di garanzia di prodotto agroalimentare tradizionale. Il Marchio viene rilasciato dalle Regioni e dal Ministero delle politiche agricole esclusivamente per i prodotti la cui ricetta e le tecniche di lavorazione sono tradizionali e consolidate in un determinato territorio da almeno 25 anni.

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Gragnano “Città della Pasta”: il Consorzio diventa di Tutela.

Gragnano è ufficialmente “Città della Pasta”: il Consorzio diventa adesso di Tutela.
Il Consorzio della Pasta di Gragnano, una realtà di quattordici produttori uniti nel difendere i valori dell’artigianalità e della tradizione, oggi codificati nel severo disciplinare Igp che protegge una produzione legata a questo luogo fin dal XVI secolo produce. 3.500 quintali di pasta al giorno con un fatturato di 300 milione di euro, ed una quota export del 75%. Riconosciuta dallo stesso Ministero delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo, ha infatti ottenuto la Igp in qualità di prima pasta italiana formatasi nel commercio al livello europeo.
“La pubblicazione in Gazzetta che riconosce ufficialmente il Consorzio darà nuovo impulso alla nostra attività – ha dichiarato Massimo Menna, Presidente del Consorzio – Questo importante risultato è un grande stimolo a lavorare sempre di più per la valorizzazione della Pasta di Gragnano e della Città della Pasta sia in Italia che all’estero”.

A metà tra il Golfo di Salerno e i Monti Lattari è nata la pasta di Gragnano, con il suo inconfondibile sapore. Il fresco dei monti, l’aria ricca di iodio che sale dal mare: a Gragnano c’è di tutto per produrre “l’oro bianco”, ovvero la pasta. La sua fama è tale che, intorno al 1860, i pastifici di Gragnano sono i più grandi al mondo e nel 1845 Re Ferdinando II fece dei gragnanesi i fornitori ufficiali di maccheroni per la corte delle Due Sicilie.

 

Semola di grano duro, poco raffinata e dunque dal sapore più intenso e dalla compattezza maggiore e acqua naturale provenienti dalle sorgenti dei monti Lattari.
Due, semplicissimi ingredienti che sono codificati nel disciplinare IGP della pasta di Gragnano, e che non possono in alcun caso essere sostituiti.

Gazzetta Ufficiale

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Sementia, manifestazione dedicata ai cereali tradizionali

A Benevento, nella Rocca dei Rettori, la terza edizione di  Sementia dal 18 al 20 gennaio 2019, manifestazione dedicata ai cereali tradizionali ideata da Slow Food Campania in collaborazione con le 5 Condotte del Sannio che mette assieme cultura del cibo e tradizione del territorio. Tre giorni d’incontri tematici con laboratori del gusto aperti al pubblico. Sementia è l’evento che pone il suo obiettivo sulla filiera cerealicola e sul rapporto tra cereali e salute, per diffondere la conoscenza dei grani tradizionali, quelli che hanno nutrito generazioni e generazioni di sanniti. In alcune Sale della Rocca sono in esposizione prodotti della tradizione contadina locale per consentire a tutti di apprezzare il valore ed il significato della presenza di una agricoltura che è fondata sulla genuinità della produzione da parte delle piccole comunità locali e che costituiscono una garanzia di tutto ciò che finisce nel piatto nella filiera cosiddetta anche del “Km. 0”.

Sementia 2019 è realizzato con il Patrocinio della Provincia di Benevento, il Patrocinio Morale del Comune di Benevento, dell’Università degli Studi del Sannio, dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali Provincia di Benevento e dell’Ordine dei Medici e dei Chirurghi di Benevento e Provincia e grazie al supporto e alla partnership con Pastificio “G. Di Martino”, Consorzio “Sale della Terra”, Leopoldo / Taralleria Napoletana e Sannio Consorzio Tutela Vini.

 

 

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Guida Oli d’Italia 2019, 46 candidati in Campania a cura di Gambero Rosso

Per la guida Oli d’Italia 2019, il panel test (analisi sensoriale, metodologia analitica standardizzata che vede operare un gruppo di assaggiatori selezionati, addestrati ed allenati) e’ stato curato da Aprol Campania, la principale organizzazione di olivicoltori, ed e’ stata ospitata nella sede regionale di Coldiretti a Napoli. Gli oli Evo (extravergine d’oliva) candidati sono stati 46, provenienti dalle cinque province: 14 da Avellino, 13 da Benevento, 11 da Salerno, 7 da Caserta e 1 da Napoli. Il panel test, guidato da Maria Luisa Ambrosino e con la supervisione della referente di Gambero Rosso Adele Chiagano, era composto da esperti, scelti tra i tecnici di Aprol e gli assaggiatori accreditati presso la Camera di Commercio di Napoli. Tra i 46 candidati, il panel test ha selezionato un numero significativo di oli Evo che parteciperanno alla finale nazionale di Roma, prevista a fine gennaio.
La Campania possiede oltre 74 mila ettari coltivati ad oliveto, di cui il 5% circa con metodi di produzione biologica. Le principali varietà olivicole campane sono: l’Ogliarola, la Marinese e la Ravece in provincia di Avellino; l’Ortice, l’Ortolana e la Racioppella in provincia di Benevento; l’Asprinia, la Tonda, la Caiazzana e la Sessana in provincia di Caserta; l’Olivo da olio (detta anche Cecinella o Minucciolo) in penisola Sorrentina, Napoli; la Rotondella, la Carpellese, la Nostrale, la Salella, la Biancolilla e la Pisciottana in provincia di Salerno. A queste autoctone vanno aggiunte varietà come il Leccino e il Frantoio, che pur non essendo autoctone sono presenti da lungo tempo in varie zone della regione. L’olio nuovo esprime al meglio le proprietà organolettiche, antiossidanti e nutrizionali che tendono a deperire nel tempo. In Campania sono cinque le Dop: Cilento, Colline Salernitane, Irpinia – Colline dell’Ufita, Penisola Sorrentina e Terre  Aurunche.

Dedicato alla diffusione della cultura dell’olio negli agriturismi aderenti alla rete Campagna Amica, promossi da Terranostra Campania.

 

 

 

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Migliori Vini Italiani 2018: Forbes premia anche la Campania

Negli Stati Uniti il vino italiano è molto apprezzato, per questo Forbes, nota rivista statunitense, stila una classifica annuale sui migliori vini dell’anno. Nella classifica, che comprende varietà autoctone delle varie regioni italiane, spicca la Campania che piazza in classifica ben tre bianchi e due rossi. Tra questi ci sono anche due vini irpini lodati per la loro qualità e specificità. Il critico di Forbes, Tom Hyland, dice in merito: ” una delle cose che amo nel recensire i migliori vini italiani è la quantità di scelta che ho a disposizione. Per molte nazioni guardiamo da 6 a 10 varietà da cui nascono i migliori vini, mentre in Italia sono diverse dozzine”.

Pietracupa Greco di Tufo 2017 Montefredane (Avellino – Campania) – The textbook Greco di Tufo, and my choice year in and year out as Italy’s best white wine. Unparalleled minerality and varietal purity. (Il libro di testo Greco di Tufo, è la mia scelta anno dopo anno come miglior vino bianco d’Italia. Mineralità senza pari e purezza varietale.)

San Salvatore “Pian di Stio” 2017 Stio (Salerno – Campania) – Wonderfully fragrant Fiano – superb varietal purity. This estate in the Salerno province of Campania is producing many first-rate wines. (Fiano meravigliosamente profumato – eccellente purezza varietale. Questa tenuta in provincia di Salerno in Campania produce molti vini di prim’ordine.)

Marisa Cuomo “Fiorduva” 2017 San Michele (Salerno – Campania) – Campania’s boldest and most complex white, a blend of local varieties (Ginestra, Fenile, Biancolella) from the Amalfi Coast. Barrel fermented and aged – ages forever! (Il bianco più audace e complesso della Campania, una miscela di varietà locali (Ginestra, Fenile, Biancolella) della Costiera Amalfitana. Barile fermentato e invecchiato – invecchia per sempre!)

Nanni Cope Sabbie di Sopra il Bosco 2016 Castel Campagnano( Caserta – Campania) – My vote for the best Italian wine of the year. Produced primarily from Palagrello Nero in the province of Caserta in northern Campania by Giovanni Ascione, this wine is a revelation. Power, intensity and structure for the long haul, combined with grace and finesse. Superb! (Il mio voto per il miglior vino italiano dell’anno. Prodotto principalmente da Palagrello Nero in provincia di Caserta nel nord della Campania da Giovanni Ascione, questo vino è una rivelazione. Potenza, intensità e struttura per il lungo raggio, unite a grazia e finezza. Stupendo!)

Feudi di San Gregorio Taurasi Riserva “Piano di Montevergine” 2013 Sorbo Serpico (Avellino – Campania) – Taurasi is as complex and as refined a wine as Barolo, Barbaresco, Amarone and Brunello di Montalcino, yet it rarely gets the respect it demands. This single vineyard release from a first-rate growing season is particularly elegant as well as deeply concentrated; peak in 15-20 years. (Il Taurasi è un vino complesso e raffinato come il Barolo, il Barbaresco, l’Amarone e il Brunello di Montalcino, ma raramente ottiene il rispetto che richiede. Questo singolo vitigno prodotto da una stagione di crescita di prim’ordine è particolarmente elegante e profondamente concentrato; picco in 15-20 anni).

 

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La vendemmia eroica candidata Patrimonio Culturale Immateriale Campano.

La vendemmia eroica, la coltivazione della vita maritata al pioppo, è stata candidata per essere iscritta nell’Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale Campano. La proposta è stata formulata dalla Pro Loco presieduta da Michele Autiero e sottoscritta anche dall’Amministrazione Comunale.
Con il termine vendemmia eroica si fa riferimento all’antica tecnica della coltivazione e raccolta dell’uva asprinia.
“Eroica perché – spiega il presidente della Pro Loco Autiero – i coltivatori, con abilità e maestria, riescono ad arrampicarsi fino a 15 metri di altezza con l’ausilio del proprio Scalillo, ossia una scala stretta e lunga personalizzata. I pioli, infatti, sono posti ad una distanza tale da permettere al “Vitignatore” di incastrarvi il ginocchio e avere entrambe le mani libere per raccogliere l’uva. L’uva raccolta viene messa in una cesta, chiamata “Fescina”, a forma conica con estremità a punta in modo che quando arriva a terra, si conficca nel terreno e rimane stabile. Questa antica tecnica permette di raccogliere i grappoli a maturazione parziale in maniera tale da conservarne il tipico colore e grado di acidità che caratterizza poi la freschezza e l’asprezza del vino”.

La Vendemmia Eroica dell’Uva Asprinia si svolge tra i filari di Alberata Aversana: singolare ed affascinante sistema di allevamento per l’asprinio. È un vitigno unico nel suo genere e consiste nel far arrampicare i tralci delle viti intorno ad alti pioppi (da qui il nome di Vite Maritata al Pioppo), che fungono da tutori, raggiungendo anche i 15 metri di altezza e formando vere e proprie barriere vegetali.

 

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