Enogastronomia

Noccioleti ciglionati del Vallo di Lauro e del Baianese

Il paesaggio dei noccioleti ciglionati occupa una superficie di circa 1140 ha (Comuni di Baiano, Mugnano del Cardinale, Sperone, Avella, Visciano) . La significatività dell’area è legata alla profondità storica della coltivazione del nocciolo, che indica la Campania come sede più antica in Italia della corilicoltura. Catone, Columella, Plinio, Virgilio e Palladio parlano di una coltivazione estesa e parzialmente anche specializzata. Per il Medioevo vi sono documenti notarili che parlano di “avellanieta”, “abellanieta” e “nocilleta”. Nel corso della seconda metà del Novecento i processi di specializzazione, hanno portato all’estensione nei fondovalle e nella fascia pedemontana della coltivazione del nocciolo, in coltura specializzata o consociato al noce e al ciliegio. La nocciola rappresenta un prodotto tipico dalla tradizione millenaria, una risorsa strategica dell’economia irpina, come testimoniato dallo stesso nome botanico del nocciolo, Corylus avellana, che richiama quello dell’antica città di Abella. L’area si presenta piuttosto omogenea e integra, con un paesaggio fortemente vitale in cui i ciglioni coltivati a nocciolo appaiono ancora ben riconoscibili e conservati nei loro aspetti. Per quanto riguarda la vulnerabilità, vi sono aspetti di fragilità ambientale, legati soprattutto all’impatto delle tecniche produttive sulla conservazione dei suoli. Il controllo delle malerbe nel noccioleto viene infatti tradizionalmente effettuato con il ricorso a ripetute fresature superficiali, che espongono i soffici suoli piroclastici ricoprenti il substrato calcareo all’azione erosiva delle acque di ruscellamento, con tassi di perdita di suolo molto elevati. In questi ambienti la diffusione di tecniche di gestione razionali e un lungimirante investimento manutentivo dovrebbero rappresentare gli obiettivi prioritari delle politiche territoriali, anche ai fini della prevenzione di rischi ambientali che influenzano la sicurezza dei popolosi centri urbani limitrofi.

Fonte http://landscapeunifi

leggi tutto

Campania a “Terra Madre Salone del Gusto 2018”

Sono questi i numeri che caratterizzano la partecipazione della Campania a “Terra Madre Salone del Gusto 2018” , in programma a Torino da giovedì 20 a lunedì 24 settembre: oltre 100 tra piccole e medie imprese dell ‘ agroalimentare di qualità , 33 presìdi Slow Food , più di 20 eventi ed uno spazio espositivo di circa 900 metri quadri .   Questa biennale internazionale dedicata al cibo è un’occasione straordinaria per mettere in vetrina e fare conoscere ed apprezzare ad operatori provenienti da tutto il mondo le produzioni tradizionali , d’eccellenza e di qualità riconosciuta del nostro agroalimentare , comparto di punta del ‘made in Campania’ . La Campania sarà presente a Torino all ‘ interno del padiglione 3 – stand delle 23 con aziende selezionate dalla Regione con manifestazione di interesse; presidi e ad altre 80 aziende; stand istituzionale e stand in collaborazione con Città Slow . Particolarmente nutrito il programma di laboratori e presentazioni curato dalla Regione. I Presidi sostengono le piccole produzioni tradizionali che rischiano di scomparire, valorizzano territori, recuperano antichi mestieri e tecniche di lavorazione, salvano dall’estinzione razze autoctone e varietà di ortaggi e frutta.

I nuovi Presìdi Slow Food campani: PECORA LATICAUDA, FUSILLO DI FELITTO, FICO MONNATO DI PRIGNANO CILENTO, POMODORINO VERNETECA SANNITA, ANTICO AGLIO DELL’UFITA, NOCE DELLA PENISOLA SORRENTINA, VECCHIE VARIETÀ DI ALBICOCCHE DEL VESUVIO, FAGIOLO QUARANTINO DI VOLTURARA IRPINA, CECE DI TEANO, PISELLO CENTOGIORNI

“Partecipare ad eventi come quello di Terra Madre è una delle tante possibilità che abbiamo di preservare e rilanciare le civiltà delle aree interne e delle piccole comunità della nostra regione”. Franco Alfieri.

leggi tutto

Borghi Autentici d’Italia, terza giornata nazionale

Borghi Autentici d’Italia è un’Associazione che riunisce piccoli e medi comuni, enti territoriali ed organismi misti di sviluppo locale, attorno all’ obiettivo di un modello di sviluppo locale sostenibile, equo, rispettoso dei luoghi e delle persone e attento alla valorizzazione delle identità locali. L’obiettivo: riscoprire i borghi italiani quali luoghi da vivere, sostenere e preservare.

“Cibo e vino: orgoglio di comunità” è il tema scelto per la terza Giornata Nazionale dei Borghi Autentici d’Italia che si svolgerà il 30 settembre 2018,una festa diffusa su tutto il territorio nazionale e che vede la partecipazione di oltre 60 piccoli e medi comuni aderenti. Dalla Liguria alla Sicilia, i comuni che parteciperanno all’ evento racconteranno la storia dei loro sapori attraverso una serie di iniziative dedicate, tra street food, show cooking, mercatini autentici a km 0, convegni, mostre fotografiche ed eventi di carattere antropologico e storico. Comunità che si impegnano per migliorare il sistema alimentare locale a partire dalla valorizzazione delle produzioni locali, con particolare attenzione alla conservazione della biodiversità agroalimentare e degli ecosistemi, per garantire uno sviluppo locale economico, culturale, sociale e ambientale armonico e rispettoso degli equilibri naturali. Con la loro visione e i loro saperi lavorano per promuovere una nuova gastronomia, fondata sulla tutela della biodiversità, la protezione dell’ambiente e il rispetto delle culture e delle tradizioni locali.

Borghi Autentici d’Italia è una rete fra territori dove protagoniste sono le persone e le comunità, realtà che decidono di non arrendersi di fronte al declino e ai problemi ma che scelgono di mettere in gioco le proprie risorse per creare nuove opportunità di crescita: realtà che appartengono a quell’Italia che ce la vuole fare.

http://www.borghiautenticiditalia.it

http://facebook.com/borghiautenticiditalia

leggi tutto

Coldiretti, Campania sul podio delle Bandiere del Gusto 2018.

Coldiretti, Campania sul podio delle Bandiere del Gusto 2018. Censite 1525 nuove specialità. La regione più ricca resta la Campania, con 515 prodotti tradizionali. Seguono Toscana e Lazio

Salgono al numero record di 5056 le “Bandiere del gusto” a tavola nel 2018, l’anno del cibo italiano nel mondo. Lo rende noto la Coldiretti che ha presentato la classifica dei primati enogastronomici con l’assegnazione delle “Bandiere del gusto 2018” e la più ricca esposizione della variegata offerta delle località turistiche nazionali durante quest’estate. Le “bandiere” sono assegnate alle specialità censite dalle regioni che sono ottenute sul territorio nazionale secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni, intere generazioni di agricoltori impegnati a difendere nel tempo la biodiversità sul territorio e le tradizioni alimentari. l’Italia e il suo futuro sono legati al patrimonio storico ed artistico, al paesaggio ma anche al proprio cibo.

Tra i salumi e le carni troviamo il capicollo di Ricigliano, i prosciutti di Casaletto, di Pietraroja, di Rocchetta, di Trevico, di Venticano, la salsiccia rossa di Castelpoto, la sopressata di Gioi Cilento. Tra i formaggi ci sono il caciocavallo di Castelfranco in Miscano, il pecorino di Vitulano, il primosale di Cuffiano (Morcone). Nei prodotti da forno e di pasticceria ci sono l’amaretto di Caposele, il biscotto di Sant’Angelo, i pani di Baiano, di Calitri, di Montecalvo Irpino, il panesillo di Ponte, la pasticella di Acerno, il raviolo allo zenzifero di Quaglietta, il tarallo di San Lorenzello, il torroncino di Roccagloriosa, il torroncino di San Marco dei Cavoti, il torrone di Ospedaletto d’Alpinolo, la scarpella di Castelvenere. Nella lavorazione dei frutti di mare c’è la colatura di alici di Cetara. Un lungo elenco di verdure e legumi accompagna i nomi di moltissimi borghi, come il broccolo di Paternopoli, il carciofo di Pietrelcina, le castagne di Acerno e di Trevico, la castagna jonna di Civitella Licinio (Cusano Mutri), la castagna tempestiva di Roccamonfina, i ceci di Cicerale e di Valle Agricola, la cipolla di Vatolla, il “corresce re cocozza janca” di Aquilonia, i fagioli di Volturara Irpina, di Montefalcone, di San Lupo, di Controne, di Gallo Matese, di Gorga, di Casalbuono, la fragolata di Acerno, il marrone di Scala, l’oliva vernacciola di Melizzano, i panzarieddi di Casalbuono, la patata sotterrata di Calvaruso (Cusano Mutri), il peperone quarantino di San Salvatore Telesino, il pomodorino di Rofrano e il pomodorino seccagno di Gesualdo, il tartufo di Colliano e il tartufo nero di Bagnoli Irpino.

 

leggi tutto

Il Cibo racconta Napoli. Storia, costumi e gusti di un popolo.

Il Cibo racconta Napoli, Yvonne Carbonaro racconta “L’alimentazione dei napoletani nei secoli fino ad oggi”, dalle popolazioni preromane ai Greci, i Romani e poi Angioini, Aragonesi, Spagnoli e Borbone. Di pari passo con la storia del Meridione disegna una storia dell’agricoltura, dei prodotti già presenti sul territorio e di quelli giunti prima dall’Oriente e poi dall’America, delle preparazioni e pietanze rustiche e dolci di quella che fu per secoli la capitale del Regno.  E sottolinea: Naturalmente per cucina napoletana non si intende quanto è relativo alla sola zona urbana, giacché una grande città non può mai essere autosufficiente in merito agli approvvigionamenti, ma assorbe dall’entroterra agricolo quanto le necessita, compendiando e canonizzando anche le suggestioni culinarie provenienti dai luoghi di produzione.  Per molto tempo al Nord si è continuato a chiamare con spregio “napoletani” tutti i meridionali, eppure l’intenzione dispregiativa finiva per evidenziare l’unicità di quello che era stato il Regno di Napoli, poi delle Due Sicilie, comprendente una così gran parte del paese.

Oltre alle preparazioni dei grandi piatti inseriti nelle mirabolanti scenografie di pranzi principeschi e delle regali apparecchiature borboniche a corte, il libro fa riferimento, tra le altre cose, ai piatti contadini dell’Irpinia: la minestra mmaritata, lagane e cici, foglie patane, carne di maiale con le papaccelle, funghi e tartufi del Partenio, pecorini freschi e stagionati, caciocavallo di Calitri maturato in grotta, nocciole di Avella, torroni di Ospedaletto di Alpinolo e non ultimi i vini del territorio. Insomma una sintesi dei grandi prodotti che questa bella terra da secoli regala.Il volume, edito da Kairòs, si presenta in un’elegante veste editoriale con una bella copertina su cui campeggia il seicentesco quadro “ Interno di cucina” di Francesco Fracanzano custodito a Capodimonte. Si compone di 282 pagine, è diviso in cinque capitoli in progressione cronologica. L’ultimo capitolo si sofferma su quanto l’attualità ha conservato degli antichi usi alimentari insieme alle innovazioni via via assorbite dall’agricoltura in conseguenza di eventi storici e di traffici commerciali. È corredato di note esplicative comprensive dei riferimenti bibliografici e di un indice analitico dei principali prodotti e pietanze così da facilitarne la ricerca nei vari periodi trattati. Oltre alla sintesi dei ricettari storici vi sono riportate citazioni letterarie e poetiche sul cibo tratte da autori napoletani di tutte le epoche e stralci di canzoni che inneggiano alle pietanze napoletane più amate. Le illustrazioni in b.n. e a colori hanno precisi collegamenti con l’epoca in oggetto.

Il volume si avvale di una premessa di Nino Daniele, Assessore alla Cultura del Comune di Napoli che, tra le altre cose, lo ha definito :Un originale, appassionante, nutriente viaggio nella storia di Napoli attraverso una chiave di lettura che consente di coniugare le discipline più diverse ed un’ampia, affascinante visione d’insieme. Più che una storia, un’antropologia; una filosofia della vita, perfino, che, nella preparazione e nella consumazione dei cibi, ha modo di mostrare i caratteri costitutivi della città di Napoli e la sedimentazione di stili di vita scaturiti da aspri conflitti sociali e da contese cruente o raffinate per le egemonie culturali, ma anche dal gusto di élites o dalla immaginazione creativa popolare.  E lo scrittore-drammaturgo Manlio Santanelli nella sua ampia prefazione ne parla come di: un fascinoso viaggio nell’uomo dalle origini fino ai nostri giorni. Con la sua scrittura sempre garbata e precisa l’autrice ci colloca su una sorta di tappeto volante…durante la lettura di questo prezioso testo, che pure ha per tema il cibo, siamo di continuo preda della suggestione che producono le pagine di un romanzo, per l’esattezza di un romanzo storico. Noi interpretiamo il libro di Yvonne Carbonaro come un esempio di musica da camera, e per l’esattezza come una grande sonata per due strumenti: il cibo e la storia, che al contempo non perda mai di vista il barthesiano ‘piacere del testo’.

Yvonne Carbonaro

Yvonne Carbonaro, già docente di italiano e storia, cultore della materia (Letteratura Italiana) Università Federico II. Collabora con la Consulta Regionale Femminile della Regione Campania come esperta culturale esterna. Traduttrice e scrittrice in spagnolo. Giornalista con interviste e recensioni d’arte, letteratura, teatro, per riviste cartacee e on-line e una rubrica fissa di viaggi su Albatros. Autrice di cataloghi di arte, testi teatrali, narrativa, poesia e di ricerca storica su Napoli

leggi tutto

Anno del cibo italiano, patrimonio unico al mondo

Con 5047 specialità alimentari tradizionali censite sul territorio nazionale in Italia abbiamo un patrimonio unico al mondo che grazie all’Anno del cibo potremo valorizzare ancora di più. Dopo il 2016 anno nazionale dei cammini e il 2017 dei borghi, quello che è appena iniziato è l’anno del cibo italiano. Lo hanno deciso i ministeri delle Politiche agricole alimentari e forestali e dei Beni culturali e del turismo.  Unire forze e risorse per promuovere e difendere qualcosa che fa parte della nostra economia oltre che della nostra storia e che vale ormai decine e decine di miliardi di euro oltre che il buon nome dell’Italia nel mondo. Il legame profondo tra cibo, paesaggio, identità, cultura sarà il nuovo progetto dei distretti del cibo che coinvolgeranno i protagonisti a partire da agricoltori, allevatori, pescatori, cuochi.

Quest’anno si punterà sulla valorizzazione dei riconoscimenti Unesco legati al cibo come la Dieta Mediterranea, la vite ad alberello di Pantelleria, i paesaggi della Langhe Roero e Monferrato, Parma città creativa della gastronomia e all’Arte del pizzaiuolo napoletano iscritta di recente. Sarà l’occasione per il sostegno alla candidatura già avviata per il Prosecco e la nuova legata all’Amatriciana.

Da gennaio prenderanno il via manifestazioni, iniziative, eventi legati alla cultura e alla tradizione enogastronomica dell’Italia. iniziative per far conoscere e promuovere, anche in termini turistici, i paesaggi rurali storici, per il coinvolgimento e la promozione delle filiere.

locandine della campagna di gennaio

2018: L’INVESTIMENTO DEL GOVERNO PER PROMUOVERE IL CIBO ITALIANO A LIVELLO MONDIALE

leggi tutto
1 2 3 4 11
Pagina 2di11