Piatti tipici

Coldiretti, Campania sul podio delle Bandiere del Gusto 2018.

Coldiretti, Campania sul podio delle Bandiere del Gusto 2018. Censite 1525 nuove specialità. La regione più ricca resta la Campania, con 515 prodotti tradizionali. Seguono Toscana e Lazio

Salgono al numero record di 5056 le “Bandiere del gusto” a tavola nel 2018, l’anno del cibo italiano nel mondo. Lo rende noto la Coldiretti che ha presentato la classifica dei primati enogastronomici con l’assegnazione delle “Bandiere del gusto 2018” e la più ricca esposizione della variegata offerta delle località turistiche nazionali durante quest’estate. Le “bandiere” sono assegnate alle specialità censite dalle regioni che sono ottenute sul territorio nazionale secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni, intere generazioni di agricoltori impegnati a difendere nel tempo la biodiversità sul territorio e le tradizioni alimentari. l’Italia e il suo futuro sono legati al patrimonio storico ed artistico, al paesaggio ma anche al proprio cibo.

Tra i salumi e le carni troviamo il capicollo di Ricigliano, i prosciutti di Casaletto, di Pietraroja, di Rocchetta, di Trevico, di Venticano, la salsiccia rossa di Castelpoto, la sopressata di Gioi Cilento. Tra i formaggi ci sono il caciocavallo di Castelfranco in Miscano, il pecorino di Vitulano, il primosale di Cuffiano (Morcone). Nei prodotti da forno e di pasticceria ci sono l’amaretto di Caposele, il biscotto di Sant’Angelo, i pani di Baiano, di Calitri, di Montecalvo Irpino, il panesillo di Ponte, la pasticella di Acerno, il raviolo allo zenzifero di Quaglietta, il tarallo di San Lorenzello, il torroncino di Roccagloriosa, il torroncino di San Marco dei Cavoti, il torrone di Ospedaletto d’Alpinolo, la scarpella di Castelvenere. Nella lavorazione dei frutti di mare c’è la colatura di alici di Cetara. Un lungo elenco di verdure e legumi accompagna i nomi di moltissimi borghi, come il broccolo di Paternopoli, il carciofo di Pietrelcina, le castagne di Acerno e di Trevico, la castagna jonna di Civitella Licinio (Cusano Mutri), la castagna tempestiva di Roccamonfina, i ceci di Cicerale e di Valle Agricola, la cipolla di Vatolla, il “corresce re cocozza janca” di Aquilonia, i fagioli di Volturara Irpina, di Montefalcone, di San Lupo, di Controne, di Gallo Matese, di Gorga, di Casalbuono, la fragolata di Acerno, il marrone di Scala, l’oliva vernacciola di Melizzano, i panzarieddi di Casalbuono, la patata sotterrata di Calvaruso (Cusano Mutri), il peperone quarantino di San Salvatore Telesino, il pomodorino di Rofrano e il pomodorino seccagno di Gesualdo, il tartufo di Colliano e il tartufo nero di Bagnoli Irpino.

 

leggi tutto

Funghi e sagra a Cusano Mutri in provincia di Benevento

Un evento che ormai è diventata un punto di riferimento imprescindibile nel panorama delle manifestazioni in Regione Campania. Nel caratteristico borgo del Sannio, un antico borgo medievale che si trova nel cuore del Parco Naturale del Matese, dal 22 settembre all’ 8 ottobre, torna la Sagra dei Funghi porcini, tre settimane dedicate ai dominatori indiscussi del sottobosco cusanese, all’enogastronomia, alla cucina tradizionale, alle tipicità del territorio.  Numerosi gli stands gastronomici allestiti nel centro storico del Paese, che durante i week-end resteranno aperti anche a pranzo, con la possibilità di degustare svariate pietanze a base di funghi sapientemente preparate dai ristoratori cusanesi. I tanti stand che verranno allestiti in piazza Orticelli, propongono tanti ottimi sapori autunnali delle terre beneventane a base di saporiti funghi porcini locali che verranno preparate in accordo con i ristoratori della zona ma non mancheranno anche tanti buoni prodotti locali a base di carni, salumi, formaggi e prodotti da forno.  Appuntamenti folkloristici, canti popolari, spettacoli in piazza, mostre ed esibizioni, escursioni per ammirare i paesaggi e la flora e la fauna dell’area matesina oltre a visite guidate alle bellezze storiche ed architettoniche del centro storico di Cusano Mutri tra piazzette, vicoli e chiese rimaste inalterate nel tempo; percorsi naturalistici di incomparabile bellezza e tanto altro ancora.

programma musicale – programma cultura e divertimento

 

leggi tutto

Aziende irpine sul podio dei formaggi italiani

BORSO DEL GRAPPA (TREVISO). E’ stata presentata la 21esima edizione della Mostra dei formaggi Bastardo e Morlacco del Grappa, in concomitanza con il 18esimo concorso interprovinciale dei formaggi e con il 4° Concorso dei formaggi della Montagna Italiana, promossa dall’Associazione regionale dei produttori di latte del Veneto (A.Pro.La.V.) che aggrega oltre 3.500 Aziende di tutte le provincie della Regione Veneto e rappresenta una produzione annua complessiva di oltre 8.000.000 di q.li di latte. Dal 1986 è riconosciuta come Associazione di Produttori ed ha per finalità la valorizzazione del latte bovino, l’attuazione di programmi di ricerca per il miglioramento e lo sviluppo del settore lattiero caseario, la promozione e la tutela del latte e dei latticini tipici locali.

Il 4° Concorso dei formaggi della Montagna Italiana premia l’azienda D’Apolito, che da contrada Montanaldo a Sant’Angelo dei Lombardi si presentava con un Carmasciano invecchiato sei mesi e l’azienda Mara e Francesco Savoia di Roccabascerana, con uno spalmabile lattica di pezzata rossa. Riconoscimento che rende orgoglioso il territorio Irpino per la sua tradizione casearia. Le premiazioni, tenutesi domenica scorsa, hanno confermato la qualità dei prodotti in gara, portando il giusto riconoscimento al duro lavoro e impegno delle aziende produttrici. La scelta dei “migliori” da parte della commissione non è stata semplice, considerata la grande qualità e bontà di tutti i formaggi iscritti.

leggi tutto

Coccetelle e cecatielli, in Irpinia e Sannio una tradizione antica

Coccetelle, le sue origini sono da ricondurre alla località di Sorbo Serpico quando nel 1979 si pensò di creare una pasta così particolare che fu chiamata coccetella per via della sua forma simile a quella di una chiocciola. Ma anche a Monteforte Irpino la tradizione della pasta a mano risale ad un passato lontano trasmessa nelle famiglie da madre in figlia per diverse generazioni. Anticamente lungo la strada statale che attraversa il paese,diverse casalinghe si impegnavano a produrre la pasta che poi vendevano ai passanti e ai pellegrini che dal napoletano si recavano in pellegrinaggio a Montevergine. In tal modo si ebbe la diffusione di un prodotto locale senza pubblicità, col passaparola.

La pasta fatta a mano con  la semola portata in Irpinia dagli Angioini,fa parte delle tantissime  bontà tipiche dell’Irpinia. E’ Un tipo di pasta simile all’orecchietta che ricorda molto quella pugliese però è più grande, più allungata, composta da un impasto semplice di farina e acqua. Nel territorio Iipino sono due le sagre in programma ogni anno, quella di Monteforte nel mese di luglio e  quella di Sorbo in Agosto,  per tutti gli appassionati di prodotti gastronomici.

 

 

 

A Paupisi in provincia di Benevento, la tradizione culinaria si lavora il cecatiello  definito “pasta dei poveri”, un tipo di pasta fresca mutuata dall’antica tradizione contadina, in cui l’incontro tra acqua delle fonti paupisane e farina , dà luce ad un’autentica opera d’arte culinaria, frutto del certosino lavoro delle esperte massaie del posto.

Il cecatiello non è nient’altro che un rollino di impasto del diametro di circa un centimetro cavato con il pollice della mano in modo da ottenere una piccola conca.  Sono conditi con ragù di carni scelte olio extravergine di oliva utilizzato nelle cucine e l’abbondanza dei vini Aglianico e Falanghina delle terre Paupisane, dove sapori e tradizioni di un tempo si uniscono.

 

 

 

leggi tutto

Il caciocavallo sulla brace diventa “l’impiccato”

Alla scoperta delle antiche tradizioni eno-gastronomiche e alla ricerca di simpatici dettagli popolari.

Il caciocavallo sulla brace, noto come l’impiccato, è una tradizione antica mai abbandonata, trionfo della cucina “povera” contadina le cui origini sono collocabili in epoca medievale.  Durante la transumanza i pastori si spostavano spesso a cavallo e portavano con sé cibo e il necessario per la sopravvivenza. La sosta per il pranzo o la cena prevedeva l’accensione del fuoco sul quale si cucinavano le provviste: il pane raffermo di qualche giorno prima, i caciocavalli e altri prodotti che completavano la ricetta. Ogni zona, poi, era caratterizzata da una sfumatura diversa. Nell’alto casertano e beneventano usavano il tartufo o i funghi porcini secchi per insaporirlo, nell’alto avellinese la pancetta. Il caciocavallo è uno di quei formaggi rigorosamente a latte crudo  che viene ricavato solamente da vacche podoliche una tipica razza dell’Appennino Meridionale, dell’entroterra campano.

Sospeso tra cielo e brace, retto da un fil di ferro o in alcuni casi da una catena, ha una cottura lenta dove rimane dondolante sul fuoco ad un’altezza di almeno 30 centimetri senza mai arrivare a contatto diretto con i carboni ardenti. il calore della brace fa sciogliendo la dura pelle in una crema morbida che pian piano inizia a gocciolare e con una lama ben affilata si recide la parte morbida del caciocavallo che si va ad adagiare su una fetta di pane abbrustolita al caldo del braciere. Il caciocavallo impiccato è uno dei simboli della convivialità irpina a tavola, un po’ come il barbecue lo è per gli americani. E’ uno di quei piatti che non si gusta in solitudine ma rigorosamente in compagnia e accompagnato da un bicchiere di ottimo aglianico.

leggi tutto

Casatiello, tradizione irpina a Geo di RAI 3

Il casatiello irpino. Veronica Barbati,  referente di Terranostra  in Irpinia (associazione per l’agriturismo, l’ambiente e il territorio) e delegata dei Giovani Coldiretti di Avellino, è una giovane imprenditrice titolare dell’agriturismo Barbati a Roccabascerana in provincia di Avellino con una lunga storia fatta di tradizioni, di sapori e di amore per la terra. Produzione di olio extravergine d’oliva, formaggi e ricotte fresche, confetture rigorosamente artigianali, funghi, pomodori e peperoni sott’olio e sott’aceto sono alcuni dei prodotti che produce con tradizioni di famiglia.

Oggi, 17 Aprile 2017, negli studi Rai di Via Teulada a Roma, durante il programma di Geo, condotto magistralmente dalla coppia Sveva Sagramola e Emanuele Biggi, Veronica Barbati è stata ospite dello spazio cucina per eseguire la ricetta del “Casatiello” una tipicità campana in versione irpina con l’utilizzo di ingredienti tipici del territorio circostante al suo Agriturismo gestito insieme a papà Biagio, mamma Patrizia e il fratello Maurizio, custodi di una cucina tradizionale della nostra Campania, il gusto della vecchia ma tanto cara tradizione contadina. Un pubblico televisivo entusiasta di Veronica protagonista della nostra bella Campania con le sue eccellenze, le sue tradizioni e i suoi giovani agricoltori!

“Gli agriturismi – spiega Manuel Lombardi, presidente di dell’associazione Terranostra che promuove gli agriturismi Campagna Amica – sono ormai da tempo diventati una componente importante dell’offerta turistica in Campania. Un’offerta fatta di buon cibo, relax e cultura rurale che vuole essere sempre più consapevole e sostenibile”.

La ricetta di Veronica Barbati, agrichef, per 6 persone:
Per la pasta pane:
600 g farina forte
120 g strutto
13 g lievito
12 g sale
q.b. acqua tiepida
1 cucchiaino di zucchero

Per la farcitura:
150 salame /salsiccia secca
150 g pecorino a dadini
100 g caciocavallo/provola a dadini
50g pecorino stagionato grattugiato
100 g ciccioli
4 uova
q.b. strutto
q.b. pepe nero

Procedimento:
Sciogliere il lievito con un po’ di acqua tiepida ed aggiungere buona parte della farina e lo zucchero. Impastare fino ad ottenere un panetto consistente e lasciar lievitare. Appena l’impasto sarà aumentato di volume, aggiungere lo strutto, il sale, il pepe, la farina restante e un poco di acqua tiepida. Riporre in luogo caldo per la lievitazione (h.3 circa ). Appena la pasta sarà lievitata stenderla con un matterello facendo in modo di ottenere un rettangolo dello spessore di circa 1 cm. Spennellare la superficie con lo strutto e spargere omogeneamente tutti gli ingredienti del ripieno. Arrotolare il rettangolo su se stesso e disporre il rotolo in una teglia a ciambella. Sulla superficie disporre le uova con tutto il guscio e legarle con due striscioline di pasta. Lasciar riposare in un luogo tiepido per circa h. 1 quindi infornare a 180°. Dopo un’ora circa… il casatiello è pronto!

leggi tutto
1 2
Pagina 1di2