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Travel Show di New York, la Campania c’è

Travel Show di New York, la fiera americana del turismo internazionale alla sua sedicesima edizione, è dedicato al commercio e ai consumatori del settore turistico, l’appuntamento continua ad essere un punto di riferimento in Nord America e si svolgerà 25 al 29 Gennaio allo Jacob K. Javits Convention Center.
La Campania si presenta con un’offerta turistica di eccellenze, patrimonio di cultura, paesaggio, arte, sapori e archeologia. L’obiettivo è rilanciare i siti culturali minori, le produzioni tipiche e il turismo alla scoperta dell’altra Campania nelle aree interne.
La Fiera rappresenta un’occasione importante per gli operatori di settore provenienti da tutto il mondo: un appuntamento davvero imperdibile, non solo per i professionisti, ma anche per coloro che amano viaggiare.
Dopo Napoli e la costiera, seguite dal Cilento, l’Irpinia sarà presente quest’anno in questo mercato. Nel padiglione della Regione Campania saranno ospitati anche l’associazione Irpinia Mood e l’Abate di Montevergine per raccontare il territorio con l’associazione Irpinia Trekking, il Gal Irpinia Sannio, il Gal Cilsi e l’agenzia turistica Wii (Welcome in Irpinia) per specifici pacchetti turistici: Trekking, cicloturismo, enogastronomia.
Per la prima volta la Costiera Amalfitana sarà presente all’interno del padiglione dedicato all’Italia ed alla Regione Campania. Per il Distretto e della Rete Sviluppo Turistico Costa d’Amalfi sono previsti incontri con le associazioni di italiani a New York, per programmare attività sinergiche di promozione e collaborazione, inoltre sarà presentato il marchio identitario #IAMALFICOAST.

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Gragnano “Città della Pasta”: il Consorzio diventa di Tutela.

Gragnano è ufficialmente “Città della Pasta”: il Consorzio diventa adesso di Tutela.
Il Consorzio della Pasta di Gragnano, una realtà di quattordici produttori uniti nel difendere i valori dell’artigianalità e della tradizione, oggi codificati nel severo disciplinare Igp che protegge una produzione legata a questo luogo fin dal XVI secolo produce. 3.500 quintali di pasta al giorno con un fatturato di 300 milione di euro, ed una quota export del 75%. Riconosciuta dallo stesso Ministero delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo, ha infatti ottenuto la Igp in qualità di prima pasta italiana formatasi nel commercio al livello europeo.
“La pubblicazione in Gazzetta che riconosce ufficialmente il Consorzio darà nuovo impulso alla nostra attività – ha dichiarato Massimo Menna, Presidente del Consorzio – Questo importante risultato è un grande stimolo a lavorare sempre di più per la valorizzazione della Pasta di Gragnano e della Città della Pasta sia in Italia che all’estero”.

A metà tra il Golfo di Salerno e i Monti Lattari è nata la pasta di Gragnano, con il suo inconfondibile sapore. Il fresco dei monti, l’aria ricca di iodio che sale dal mare: a Gragnano c’è di tutto per produrre “l’oro bianco”, ovvero la pasta. La sua fama è tale che, intorno al 1860, i pastifici di Gragnano sono i più grandi al mondo e nel 1845 Re Ferdinando II fece dei gragnanesi i fornitori ufficiali di maccheroni per la corte delle Due Sicilie.

 

Semola di grano duro, poco raffinata e dunque dal sapore più intenso e dalla compattezza maggiore e acqua naturale provenienti dalle sorgenti dei monti Lattari.
Due, semplicissimi ingredienti che sono codificati nel disciplinare IGP della pasta di Gragnano, e che non possono in alcun caso essere sostituiti.

Gazzetta Ufficiale

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Record di presenze al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa.

Record di presenze al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa nel 2018.
Oltre 170mila le persone che, provenienti da tutto il mondo, nel corso del 2018 hanno varcato i cancelli del sito, incrementando di oltre il 50% il numero di visitatori raggiunto nell’anno precedente. Un risultato incoraggiante ottenuto grazie alla dedizione del personale di Fondazione FS Italiane quotidianamente impegnato nelle attività di gestione e riqualificazione del polo museale.

Concerti, mostre, eventi culturali e fieristici, convegni, spettacoli per grandi e bambini sono alcune delle iniziative che hanno contribuito a confermarne il potere attrattivo. Un lavoro che premia gli sforzi volti a trasformare il Museo da semplice sito espositivo a punto di riferimento per il territorio, in grado di concentrare, promuovere e rilanciare a livello nazionale e internazionale le eccellenze non solo della Campania, ma dell’intero Paese.
Il grande successo è legato, senza alcun dubbio, anche alle dimensioni del sito – 36mila metri quadrati, di cui 14mila coperti – e alla sua particolare collocazione geografica. Affacciato come una enorme terrazza sul Golfo di Napoli, con gli ampi padiglioni distribuiti lungo i viali adornati da giardini che raccolgono esemplari di vegetazione proveniente dai cinque Continenti, il Museo offre spazi che possono essere utilizzati per convegni, mostre, spettacoli teatrali, concerti, eventi mondani.

Completamente restaurato grazie al contributo del Gruppo FS, il Museo di Pietrarsa è uno dei maggiori spazi espositivi al mondo e polo di cultura ferroviaria tra i più importanti d’Europa.
La Fondazione FS, quindi, continuerà l’opera di valorizzazione del patrimonio ferroviario e per il 2019 sono già programmati allestimenti tecnologici e innovativi, tra cui un simulatore di guida di treni a bordo di un convoglio d’epoca, e nuovi servizi di accoglienza per rendere le visite un’esperienza indimenticabile

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Muretti a secco, per l’Unesco sono «Patrimonio dell’umanità»

L’organismo mondiale della protezione e valorizzazione del patrimonio culturale ha iscritto ufficialmente «L’Arte dei muretti a secco» nella lista degli elementi immateriali dichiarati Patrimonio dell’umanità, pratica agricola e rurale. Grazie all’utilizzo di pratiche tradizionali tramandate dalle maestranze di generazione in generazione, la campagna italiana presenta tutt’oggi alcuni aspetti che possono essere interpretati quali testimonianze del suo paesaggio originario. 

La pratica rurale dell’arte dei muretti a secco – appartenente a Cipro, Croazia, Francia, Grecia, Italia, Slovenia, Spagna e Svizzera – è stata approvata all’unanimità dai 24 Stati membri del Comitato, riuniti a Port Louis.

        

L’arte del «Dry stone walling» riguarda «tutte le conoscenze collegate alla costruzione di strutture di pietra ammassando le pietre una sull’altra, non usando alcun altro elemento tranne, a volte, terra secco», spiega l’Unesco nella motivazione del provvedimento. Si tratta di uno dei primi esempi di manifattura umana ed è presente a vario titolo in quasi tutte le regioni italiane, sia per fini abitativi che per scopi collegati all’agricoltura, in particolare per i terrazzamenti necessari alle coltivazioni in zone particolarmente scoscese.

Il nuovo riconoscimento che premia anche l’Italia va ad aggiungersi quindi alla Dieta mediterranea Patrimonio Unesco dal 2010, alla coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria del 2014 e all’arte del “Pizzaiuolo Napoletano” del 2017.

UNESCO profilo Twitter

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Teatro antico di Herculaneum

Sepolto dall’eruzione del 79 d.C., il teatro fu il primo monumento ad essere scoperto nei siti vesuviani colpiti dal cataclisma. Scoperto nel 1710 da un contadino al servizio del Duca d’Elbeuf, il Teatro di Ercolano è uno dei posti più suggestivi degli scavi ai piedi del Vesuvio. Nel 79, durante l’eruzione dei Vesuvio, venne ricoperto da uno strato di ceneri, lapilli e fango che, solidificandosi produsse un grosso strato di tufo. Fin dalla sua scoperta, suscitò grande interesse, nel corso del Settecento e dell’Ottocento, da parte dei colti viaggiatori che giungevano a Napoli da ogni parte d’Europa. Attraverso le scale realizzate in età borbonica, si scende a 25 metri sotto il materiale eruttivo. Il percorso di visita al Teatro è concepito come una vera e propria esplorazione: i visitatori potranno avventurarsi in un luogo unico e suggestivo, in cui sono presenti, oltre ai resti dell’antico edificio, reperti, graffiti lasciati nei secoli dai visitatori, che alla luce delle fiaccole attraversarono nel XVIII e XIX secolo le gallerie e i pozzi creati per penetrare nelle viscere dell’antica Ercolano.

Questo piccolo gioiello archeologico resta tuttora sottoterra e, dopo una chiusura ventennale, rivedrà la luce offrendo una serie di percorsi esplorativi nelle viscere del sito archeologico e scoprire affreschi, statue e marmi di inestimabile valore. L’atmosfera sarà resa ancor più suggestiva dalle iscrizioni e dai graffiti realizzati durante gli scavi del ‘700 e dalle stalattiti formatesi a seguito delle infiltrazioni calcaree.

Un lungo weekend di cultura al Parco Archeologico di Ercolano con la ripresa di PaErco Teatro Tour, le visite serali all’antico Teatro di Ercolano e l’accesso gratuito al Parco in orario diurno con Domenica al museo, iniziativa del Ministero per i Beni e le attività Culturali che rende accessibili gratuitamente tutti i siti e i musei statali d’Italia nella prima domenica del mese.
Continua la fase sperimentale di riapertura a partire dal prossimo weekend del Teatro antico seguendo il seguente calendario:
• sabato 6 ottobre
• domenica 7 ottobre
• sabato 13 ottobre
• domenica 14 ottobre

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Chianche, l’Irpinia dice no al biodigestore

La Regione Campania autorizza il Comune di Chianche in provincia di Avellino, alla costruzione di un imponente impianto di biodigestore nel cuore dell’area D.o.c.g del “Greco di Tufo”, impianto di trattamento della frazione umida dei rifiuti, nella valle del Sabato. I comitati e organizzazioni intervengono per dire NO a questa inaudita scelta di localizzazione dell’impianto industriale di compostaggio per il timore di inquinamento del Sabato (per  gli scarichi) che per il territorio, di cui fa parte Chianche, dove vengono prodotti vini di fama internazionale come il Greco di Tufo, il Taurasi e il Fiano.

 

I biodigestore sono stazioni di riciclaggio per lo smaltimento dei rifiuti organici, che trasformano in energia. Si tratta di una nuova tecnologia e in Italia già sono presenti soprattutto al Nord. Si tratta di impianti in cui vengono trattati, attraverso un processo di compostaggio che avviene per via anaerobica (cioè in assenza di ossigeno), i rifiuti organici domestici e gli scarti agricoli.

Come funziona? L’impianto trasforma i rifiuti organici e li miscela con dei batteri. Si ottiene quindi una miscela detta biogas, gas metano, che unito all’anidrite carbonica produce energia elettrica o termica. Questi impianti sono stati presentati come fonti rinnovabili,in quanto ridurrebbero le emissioni di gas serra. Il comune di Chianche dovrebbe ricevere circa 30.000 t./anno con il conseguente inquinamento dei tir per il trasporto.

 

L’Osservatorio ambientale mette in guardia dai rischi per la salute: le variabili in gioco nella gestione di tali impianti sono tante e tali, da non promettere nessuna sicurezza per la salute dei cittadini “al di là di ogni ragionevole dubbio”.

I principi su cui si fonda questo mercato interessano lo sfruttamento di liquami e sottoprodotti agricoli, o prodotti appositamente coltivati come il mais, per la produzione di gas. Il rischio risiede nel fatto che è diventato un settore troppo appetitoso per quanti, ormai, fanno fatica a guadagnare con l’agricoltura o l’allevamento.

L’ avvelenamento dei terreni: poiché i vegetali necessari per la fermentazione non sono destinati all’alimentazione umana e poiché quello che conta è la resa, i terreni coltivati vengono irrorati con dosi massicce di fertilizzanti e pesticidi, inquinando il terreno stesso e le falde acquifere.

Le alte emissioni prodotte da queste centrali capaci di bruciare alte quantità di materiale organico per produrre energia oltre a liberare nell’aria polveri sottili, emanano ossidi d’azoto, ozono e altre molecole inquinanti.

L’emissioni odorigene dovute ad una cattiva o mancata manutenzione dei biofiltri.  Queste emissioni avvengono anche durante le manutenzioni per la perdita di tensione della cupola gasometrica dell’impianto, il cui sgonfiamento provoca significative fuoriuscite dell’aria interna.

Tufo (Av) – RAI 3 TGR Itinerante su Facebook

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