Territorio

Giornate Nazionali dei Castelli in Campania, XXI edizione

La XXI edizione delle Giornate Nazionali dei Castelli, promossa dall’Istituto Italiano dei Castelli e patrocinata dal MIBAC, si svolgerà quest’anno sabato 11 e domenica 12 maggio. Si apriranno in tutta Italia castelli solitamente preclusi alla visita, si terranno tavole rotonde, mostre e dibattiti per la valorizzazione dell’immenso patrimonio castellano del nostro paese. Le iniziative organizzate in Campania si articoleranno in tutte e cinque le provincie:

In provincia di Avellino, a Bagnoli Irpino visite guidate al castello Cavaniglia ore 10 – 13 a cura della Pro – Loco e dell’Istituto Italiano dei Castelli. Saranno effettuate visite guidate anche al castello di Gesualdo (a cura della coop. Guido, tel. 345 0459691).

In provincia di Benevento sabato 11 a Campolattaroalle ore 10,30 visita guidata al castello. Visite guidate anche sabato pomeriggio e domenica 12.   Info: 329 2660592.

In provincia di Caserta sabato e domenica mattina, visite guidate al Castello ducale di Sessa Aurunca, ore 10 – 13.  A cura della pro – loco (info: 392 1082779) Sarà visitabile anche la sala espositiva dei reperti archeologici sita nel Castello (info: arch. Gennaro Farinaro tel.  338 4226054.

In provincia di Salerno sia sabato che domenica visite guidate al castello Giusso di Sicignano degli Alburni  (ore 10 – 13; 17 – 19,30 –  a cura del Forum dei Giovani  info 338/8727070 – 388/8608651) e al castello di Agropoli (ore 10 – 12 a cura dell’Istituto Italiano dei Castelli. Info: dott. Antonio Capano 339 8605936).

Sempre in provincia di Salerno, nell’agro Sarnese – Nocerino, visite guidate al castello Fienga di Nocera Inferiore (sabato e domenica, ore 10,30 – 13/ 15-18,30) a cura dell’associazione “Ridiamo vita al Castello”  info: 320 1906074  328 7640415.

A Napoli, nel week-end, a Castel dell’Ovo dalle ore 10 – 13,30, apertura straordinaria della sede dell’Istituto Italiano dei Castelli, con proiezioni video su Castel dell’Ovo e sui castelli di Napoli. Visita alle mostre fotografiche ed iconografiche sui castelli di Napoli e della Campania. Visita alla cisterna medievale. Accesso libero.

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Bandiere blu, la Campania è diventata la terza regione italiana

Le Bandiere Blu vengono assegnate ogni anno sulla base di 32 criteri: balneabilità delle acque (secondo i dati Arpa), depurazione, raccolta differenziata, aree pedonali, piste ciclabili, servizi in spiaggia, abbattimento delle barriere architettoniche, ricettività alberghiera, educazione ambientale e altro. I Comuni in grado di conservare il proprio patrimonio ambientale e di saperlo promuovere mostrano già di essere quelli maggiormente appetibili per il turismo.

Sono 385 le spiagge più belle d’Italia con la Liguria che guida la classifica nazionale davanti a Toscana e Campania. Sono le Bandiere Blu 2019 assegnate dalla Foundation for Environmental Education (FEE, organizzazione internazionale no-profit con sede in Danimarca che promuove le buone pratiche per l’educazione ambientale) a 183 comuni, 8 in più rispetto ai 175 dello scorso anno, 12 sono i nuovi ingressi, mentre 4 sono usciti.

Premiati anche gli approdi turisti che quest’anno sono 72. Le spiagge italiane premiate in base ai 32 criteri di sostenibilità (dalla qualità delle acqua alla raccolta differenziata) corrispondono circa al 10% di quelle premiate a livello mondiale.

La Campania terza regione con 18 Bandiere soprattutto nella zona cilentana, in provincia di Salerno. Soltanto quattro, invece, i vessilli per il Napoletano.:

Napoli

– Piano di Sorrento – Marina di Cassano
– Sorrento – San Francesco/Marina grande, Riviera di Massa
– Massa Lubrense – Baia delle Sirene, Marina del Cantone, Marina di Puolo, Recommone
– Anacapri – Faro/Punta Carena, Gradola/Grotta Azzurra

Salerno

– Positano – Spiaggia Arienzo, Spiaggia Fornillo, Spiaggia Grande
– Capaccio – Licinella, Varolato/La Laura/ Casina D’Amato, Torre di Paestum/ Foce Acqua dei Ranci
– Agropoli – Torre San Marco, Trentova, Spiaggia Libera Porto, Lungomare San Marco
– Castellabate – Lago Tresino, Marina Piccola, Pozzillo/San Marco, Punta Inferno, Baia Ogliastro
– Montecorice – San Nicola, Baia Arena, Spiaggia Agnone, Spiaggia Capitello
– San Mauro Cilento – Mezzatorre
– Pollica – Acciaroli, Pioppi
– Casal Velino – Lungomare/Isola, Dominella/Torre
– Ascea – Piana di Velia, Torre del Telegrafo, Marina di Ascea
– Pisciotta – Ficaiola/Torraca/Gabella, Pietracciaio/Fosso della Marina/Marina Acquabianca
– Centola – Marinella, Palinuro (Porto/Dune e Saline)
– Vibonati – Torre Villammare, Santa Maria Le Piane, Oliveto
– Ispani – Ortoconte/Capitello
– Sapri – Cammarelle, San Giorgio

Questi gli approdi

Napoli

-Sudcantieri (Pozzuoli)
– Porto Turistico di Capri
– Yachting Santa Margherita (Procida)

Salerno

– Marina D’Arechi (Salerno)
– Porto Turistico di Agropoli (Agropoli)
– Marina di Casal Velino (Casal Velino)
– Marina di Acciaroli (Pollica)
– Marina di Camerota
-Porto Turistico di Palinuro (Centola)

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Quando è nata la prima metropolitana in Italia?

Nel 1883 a Roma nasce la “Società per le Ferrovie Napoletane” costituita da alcuni soci belgi provenienti da Bruxelles e nel 1889 venne inaugurata la prima linea metropolitana (Cumana) che dalla Stazione di Montesanto, a Napoli, conduceva fino alle Terme di Patamia, solo pochi chilometri ad Est dell’odierno capolinea della ferrovia che è la stazione di Torregaveta. Questa fu la prima metropolitana d’Italia, ferrovia economica da Napoli per Pozzuoli e Cuma collegando tutto il litorale flegreo. Uno dei tanti primati della città di Napoli non riconducibili al Regno delle Due Sicilie e meno conosciuti.

Sin dall’inizio, la ferrovia Cumana ha rappresentato non solo un mezzo di trasporto per la cittadinanza ma anche per il turismo balneare, infatti i primi biglietti vennero venduti con l’accesso alla spiaggia e con pranzo in riva al mare, oltre alla possibilità per i viaggiatori di usufruire di escursioni e visite guidate nelle zone circostanti il mare.

Collega per 20 km. il quartiere Montesanto nel centro della città a ridosso di piazza Dante, corso  Vittorio Emanuele, quartieri di Fuorigrotta e Bagnoli, con la città di Pozzuoli, Arco FeliceBaiaFusaro e Torregaveta. Nata con esercizio a vapore, la Cumana fu elettrificata nel 1927.

Nel 1938, furono fatti importanti lavori di ammodernamento della lineae subentrò la “Società per l’Esercizio di Pubblici Servizi Anonima” (S.E.P.S.A.) nell’esercizio della concessione.

Negli anni 50 la S.E.P.S.A. curò i lavori di costruzioni della linea Circumflegrea che partiva sempre da Montesanto e attraversando i quartieri di Soccavo e Pianura, la città di Quarto passando per Licola (località di mare), ha reso possibile il collegamento tra Napoli e Torregaveta anche attraversando l’entroterra flegreo.

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Mobilità ferroviaria in Campania per il turismo

La mobilità ferroviaria in Campania per il turismo vedrà alta velocità e treni storici in chiave turistica. Saranno in funzione treni storici e nuovi itinerari per gli scavi archeologici, la reggia di Caserta e l’area Flegrea. Le aree interne avranno treni dedicati come il Sannio express (turisti e fedeli possono raggiungere, da Benevento, Pietrelcina, lungo il percorso della fede verso i luoghi natii di San Pio)  e Irpinia Express (118 chilometri immersi nel verde da Benevento e Avellino fino al cuore dell’Irpinia.). E’ la ricca offerta di mobilità in treno che la Regione Campania e Ferrovie dello Stato che lanciano per l’estate 2019 e anche per il 2020.  Recuperato linee storiche nell’anno internazionale del ‘turismo lento’ ma anche potenziato l’alta velocità da aprile ad a ottobre per il Cilento (Freccia rossa da Milano a Sapri per favorire la mobilità nei luoghi simbolo della Campania) e presto ci sarà un treno che collega Napoli ad Assisi

Nel 2019 sono previsti oltre 40 collegamenti in treno storico, promossi in collaborazione con l’assessorato al Turismo della Regione Campania. Il convoglio storico Pietrarsa Express collega in soli 20 minuti Napoli Centrale al Museo Ferroviario Nazionale di Pietrarsa; il Reggia Express che ferma al Palazzo Reale borbonico di Caserta; Archeotreno Campania che parte dal centro di Napoli per Pompei, Ercolano, Paestum, Ascea e Sapri, le destinazioni archeologiche più famose della regione.

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FontanarosArtepietra, 5° Simposio Internazionale di scultura in Pietra

FontanarosArtepietra, 5° Simposio Internazionale di scultura in Pietra dal titolo “Scolpire all’aperto” che avrà luogo nel borgo antico del paese di Fontanarosa in provincia di Avellino, comune irpino famoso per la lavorazione della paglia e della pietra. Famoso è il carro alto 28 metri fatto da paglia intrecciata e trainato da buoi che ogni anno, il 14 agosto, viene portato per le vie del paese, patrimonio culturale.

Un piccolo comune irpino ricco di tradizioni e buon cibo a circa 500 metri d’altitudine, tra le valli dei fiumi Frédane e Calore, in un territorio fertile e ricchissimo di sorgenti d’acqua, come attesta chiaramente il toponimo stesso del paese. Nella città è presente una sorgente di acqua ferruginosa, il cui colore si avvicina al rosa, caratteristica da cui ha preso origine il toponimo. Altri studiosi pensano che il nome si riferisca ad una famiglia gentilizia, ma la prima ipotesi è più accreditata: anche lo stemma della città si riferisce ad una fontana.

FontanarosArtepietra si svolgerà dal 4 al 18 maggio e sarà l’occasione per rilanciare la Pietra di Fontanarosa e con essa la nobile arte legata alla sua lavorazione, estratta direttamente dalle cave presenti sul territorio che ha trovato ampio uso nella Reggia di Caserta.

Con la partecipazione di artisti di fama internazionale (Costa Rica, Turchia e Paesi Bassi) oltre ai famosi “scalpellini di Fontanarosa”, si prevede la realizzazione di sculture e un bassorilievo dal tema “Fontanarosa ed il Carro”.

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Galleria Borbonica e il coccodrillo della leggenda

Un ritrovamento straordinario è avvenuto nelle viscere della Galleria Borbonica durante le operazioni di scavo che sono state fermate quando sono emerse le prime ossa e denti aguzzi di quello che potrebbe essere il leggendario rettile celato nelle segrete del Maschio Angioino.  La notizia è stata data a giugno del 2018 quando durante gli scavi sotto Pizzofalcone, sono stati rinvenuti i resti di un coccodrillo del Nilo che superava i 2 metri. Da studi fatti, risalgono a un periodo compreso tra il 1643 e il 1666 e si tratterebbe proprio quello a cui fa riferimento la leggenda del mostro marino che si cibava dei prigionieri rinchiusi nel Maschio Angioino e nuotava nella fossa sottostante al castello. Nei sotterranei del castello ci sono due prigioni: la “prigione della congiura dei Baroni” e la “fossa del miglio” che inizialmente era usata come deposito del grano ed in seguito fu usata per rinchiudere i prigionieri e prese il nome di “fossa del coccodrillo”.

Benedetto Croce e poi anche Dumas scrivono che i rinchiusi man mano continuavano a sparire, proprio per colpa di un coccodrillo che infestava le fosse della prigione.

 

 

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