Caserta

La vendemmia eroica candidata Patrimonio Culturale Immateriale Campano.

La vendemmia eroica, la coltivazione della vita maritata al pioppo, è stata candidata per essere iscritta nell’Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale Campano. La proposta è stata formulata dalla Pro Loco presieduta da Michele Autiero e sottoscritta anche dall’Amministrazione Comunale.
Con il termine vendemmia eroica si fa riferimento all’antica tecnica della coltivazione e raccolta dell’uva asprinia.
“Eroica perché – spiega il presidente della Pro Loco Autiero – i coltivatori, con abilità e maestria, riescono ad arrampicarsi fino a 15 metri di altezza con l’ausilio del proprio Scalillo, ossia una scala stretta e lunga personalizzata. I pioli, infatti, sono posti ad una distanza tale da permettere al “Vitignatore” di incastrarvi il ginocchio e avere entrambe le mani libere per raccogliere l’uva. L’uva raccolta viene messa in una cesta, chiamata “Fescina”, a forma conica con estremità a punta in modo che quando arriva a terra, si conficca nel terreno e rimane stabile. Questa antica tecnica permette di raccogliere i grappoli a maturazione parziale in maniera tale da conservarne il tipico colore e grado di acidità che caratterizza poi la freschezza e l’asprezza del vino”.

La Vendemmia Eroica dell’Uva Asprinia si svolge tra i filari di Alberata Aversana: singolare ed affascinante sistema di allevamento per l’asprinio. È un vitigno unico nel suo genere e consiste nel far arrampicare i tralci delle viti intorno ad alti pioppi (da qui il nome di Vite Maritata al Pioppo), che fungono da tutori, raggiungendo anche i 15 metri di altezza e formando vere e proprie barriere vegetali.

 

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Torna la Festa di Sant’Antuono a Macerata Campania

Macerata Campania in provincia di Caserta è pronto a celebrare Sant’Antonio Abate con un mix di tradizioni popolari e religiose, animate dal suono dei bottari, in programma nella cittadina campana dal 11 al 17 gennaio 2019. Riconosciuto dall’UNESCO vivrà con le sue sfilate di carri la festa di Sant’Antuono non solo per tutti i maceratesi, ma per tutti gli amanti del folklore popolare e delle identità campane, accompagnata con il suo piatto tipico della festa è pasta con le castagne lesse accompagnata dal vino di uva fragola, la “Pastellessa”. E’ una tradizione secolare che ha consentito al comune casertano di vantare ampi riconoscimenti sullo scenario nazionale ed internazionale.


Gli antichi riti tradizionali della Festa di Sant’Antuono a Macerata Campania risalgono al XIII secolo quando i contadini del posto percuotevano freneticamente botti, tini e falci nel tentativo di scacciare gli spiriti maligni dagli angoli bui delle loro cantine. Questo rituale ripetuto poi all’aperto, secondo l’antica leggenda, rappresentava anche un aiuto propiziatorio per il buon raccolto.
Negli anni a seguire sono state introdotte soltanto poche varianti a questo antico rito pagano confluito nella festa religiosa in onore di Sant’Antonio Abate, Santo protettore dalle avversità del fuoco.

Progetto cofinanziato da Regione Campania – Agenzia Regionale “CAMPANIA TURISMO” nell’ambito del «Programma regionale di eventi per la promozione turistica e la valorizzazione culturale dei territori.

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Valogno, come cambia un borgo con l’arte

Valogno di Sessa Aurunca (dista quattro chilometri dal medesimo comune di Sessa Aurunca di cui essa fa parte), è un paesino di poco più di 90 anime nella provincia di Caserta, che sta vivendo la sua seconda vita grazie all’arte dei murales. Di paesini ormai spopolati l’Italia è piena. Eppure… eppure oggi qualcuno prova a far tornare in vita quei borghi, che sembrano destinati all’oblio, e lo fa dando loro nuova linfa vitale. Grazie all’iniziativa “I colori del Grigio”, da circa 10 anni la piccola frazione di Valogno è diventata meta privilegiata di chi ama l’arte e la bellezza tipica dei piccoli borghi che popolano la nostra penisola. Questo progetto ha coinvolto tanti artisti di fama nazionale e internazionale che hanno messo a disposizione la propria arte “colorando” le stradine di Valogno con tanti murales per restituire a questa piccola località la dignità del suo passato rurale, intaccata dalla cementificazione irrispettosa dell’identità di Valogno.

Ad immaginare e poi concretizzare tale trasformazione sono stati Giovanni Casale e sua moglie Dora che stanchi della vita frenetica di Roma hanno deciso di “ritornare alle origini”, in quella perla incastonata nel territorio del Parco regionale “Roccamonfina – Foce del Garigliano”. Tutto il borgo è passato dal “grigio” dell’abbandono ai fervidi colori dei murales artistici (molti realizzati da artisti prestigiosi) che da alcuni anni attirano centinaia di visitatori da tutto il comprensorio e ben oltre i confini regionali.  Tutto è colore, armonia, storie raccontate sui muri. E il paesino grazie all’arte e ai colori ha ricominciato a popolarsi. Non solo gli “emigranti” che tornano per le vacanze, ma anche turisti, semplici curiosi o amanti del genere. Anche le case finora rimaste disabitate, sono divenute oggetto d’interesse per qualche prode avventuriero che immagina investimenti e attività commerciali.

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Carditello, complesso borbonico costruito nel 1744  

Sono in totale ventidue le regge borboniche situate nella Terra di Lavoro, ma sfortunatamente solo alcune sono state rivalutate culturalmente dallo stato italiano, mentre altre, come la Reale Tenuta di Carditello, per lungo tempo sono state dimenticate. La Reggia di Carditello è un complesso borbonico costruito nel 1744  tra Napoli e Caserta, destinato da Carlo di Borbone  a luogo per la caccia e l’allevamento di cavalli. Fu costruita da un allievo di Luigi Vanvitelli, Francesco Collecini (1724-1804) che organizzò la Palazzina Reale circondata da una serie di costruzioni lunghe e basse destinate alle attività agricole e all’allevamento.  E’ stata affrescata dal grande vedutista di corte Jakob Philipp Hackert. Nel 1787 fu poi trasformata dal figlio  Ferdinando IV di Borbone in una villa delle delizie al centro di una tenuta modello di 2.070 ettari bagnati dalle acque dei Regi Lagni. Una fattoria modello per la coltivazione del grano e l’allevamento di razze pregiate di cavalli e bovini.

Il sito di Carditello, oggi è bene dello Stato dopo anni di oblio e abbandono, sarà visitabile per tutte le domeniche di gennaio, febbraio e marzo, a cure della fondazione “Real sito di Carditello”, in collaborazione con l’associazione Agenda 21. Gli ingressi saranno dalle 10 alle 12 con accesso gratuito. La prenotazione è obbligatoria, inviando un’email all’indirizzo agenda21carditello@gmail.com. Info 333 784 7542.

Sito web Fondazione

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Fontegreca e la sua cipresseta nel Matese

Fontegreca ridente centro del Parco Regionale del Matese è un dei luoghi più belli della provincia di Caserta, un piccolo paradiso terrestre dove si ammira e si vive la natura. Il fiume Sava attraversa Fontegreca per cinque chilometri, il borgo sorge sulle pendici del monte La Rocca ed é ricco di abitazioni storiche.

 

Nel comune di Fontegreca, ai piedi dei monti del Matese, si trova la grandiosa vallata della cipresseta, sulla montagna dei Cipressi, a ridosso del paese dove all’ingresso del bosco si trova anche il Santuario della Madonna dei Cipressi. Questa costruzione venne iniziata da un gruppo di monaci che si erano stabilito proprio in quella zona impervia, tra le rocce del Matese, sovrastante il fiume Sava  nei pressi della Grotta della Madonna, dove era stata rinvenuta da una pastorella l’immagine della Madonna. Alle spalle di tale santuario è possibile osservare tracce delle celle dei monaci; la piccola chiesa della Madonna dei Cipressi fu ricostruita nel XVII secolo e presenta tuttora belle maioliche. Ritornando alla cipresseta c’è da dire che è un’estensione naturale di cipresso denominato bosco dei Zappini che risale, secondo la leggenda, fino al tempo degli antichi greci. Questo magnifico bosco, in una zona ricca di oliveti e vigneti, ha falde acquifere che rendono il terreno straordinariamente fertile dove esiste un miracolo della natura: un bosco verticale di cipressi di una varietà unica al mondo e unico in Italia ad avere una grande estensione di circa 40 ettari.

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Il Museo archeologico di Calatia

Il Museo archeologico di Calatia (città di origini osco-romane che sorgeva sul tracciato della Via Appia al confine dell’attuale comune di Caserta) è ospitato nel Casino Ducale Carafa, un edificio rettangolare a corte interna. Il Casino, realizzato nella periferia di Maddaloni (Starza Penta) in provincia di Caserta, era utilizzato dai Duchi Carafa della Stadera che ebbero in feudo Maddaloni dal 1465 come luogo di caccia, una delle più significative testimonianze storiche e monumentali di Maddaloni. Calatia sorse probabilmente nell’Età del ferro, come lasciano supporre gli scavi archeologici, e doveva essere un semplice luogo fortificato protetto da palizzata e fossato con capanne molto semplici che dovevano sorgere su un tracciato di una via di comunicazione già praticata prima della costruzione della via Appia.

Nel Museo sono esposti, suddivisi in cinque sale, i materiali provenienti dagli scavi condotti nell’area dell’antico abitato e i corredi provenienti dalle necropoli calatine. Articolato su due piani, conserva  reperti che vanno dall’VIII secolo a.C. al IV secolo d.C. con la ricostruzione in scala reale dei contesti tombali con supporti didattici, una postazione informatica e una sala multimediale dedicata all’antica via Appia. Tra le opere più importanti si segnalano i grandi vasi cinerari in bronzo ritrovati nelle tombe dei ricchi abitanti dell’antica cittadina.

Polo Museale della Campania
MUSEO ARCHEOLOGICO DI CALATIA
Casino dei Duchi Carafa
Via Caudina, 353 – 81024 Maddaloni (CE)
Tel. 0823 200 065

sito web

 

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