Borghi

Record di presenze al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa.

Record di presenze al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa nel 2018.
Oltre 170mila le persone che, provenienti da tutto il mondo, nel corso del 2018 hanno varcato i cancelli del sito, incrementando di oltre il 50% il numero di visitatori raggiunto nell’anno precedente. Un risultato incoraggiante ottenuto grazie alla dedizione del personale di Fondazione FS Italiane quotidianamente impegnato nelle attività di gestione e riqualificazione del polo museale.

Concerti, mostre, eventi culturali e fieristici, convegni, spettacoli per grandi e bambini sono alcune delle iniziative che hanno contribuito a confermarne il potere attrattivo. Un lavoro che premia gli sforzi volti a trasformare il Museo da semplice sito espositivo a punto di riferimento per il territorio, in grado di concentrare, promuovere e rilanciare a livello nazionale e internazionale le eccellenze non solo della Campania, ma dell’intero Paese.
Il grande successo è legato, senza alcun dubbio, anche alle dimensioni del sito – 36mila metri quadrati, di cui 14mila coperti – e alla sua particolare collocazione geografica. Affacciato come una enorme terrazza sul Golfo di Napoli, con gli ampi padiglioni distribuiti lungo i viali adornati da giardini che raccolgono esemplari di vegetazione proveniente dai cinque Continenti, il Museo offre spazi che possono essere utilizzati per convegni, mostre, spettacoli teatrali, concerti, eventi mondani.

Completamente restaurato grazie al contributo del Gruppo FS, il Museo di Pietrarsa è uno dei maggiori spazi espositivi al mondo e polo di cultura ferroviaria tra i più importanti d’Europa.
La Fondazione FS, quindi, continuerà l’opera di valorizzazione del patrimonio ferroviario e per il 2019 sono già programmati allestimenti tecnologici e innovativi, tra cui un simulatore di guida di treni a bordo di un convoglio d’epoca, e nuovi servizi di accoglienza per rendere le visite un’esperienza indimenticabile

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Torna la Festa di Sant’Antuono a Macerata Campania

Macerata Campania in provincia di Caserta è pronto a celebrare Sant’Antonio Abate con un mix di tradizioni popolari e religiose, animate dal suono dei bottari, in programma nella cittadina campana dal 11 al 17 gennaio 2019. Riconosciuto dall’UNESCO vivrà con le sue sfilate di carri la festa di Sant’Antuono non solo per tutti i maceratesi, ma per tutti gli amanti del folklore popolare e delle identità campane, accompagnata con il suo piatto tipico della festa è pasta con le castagne lesse accompagnata dal vino di uva fragola, la “Pastellessa”. E’ una tradizione secolare che ha consentito al comune casertano di vantare ampi riconoscimenti sullo scenario nazionale ed internazionale.


Gli antichi riti tradizionali della Festa di Sant’Antuono a Macerata Campania risalgono al XIII secolo quando i contadini del posto percuotevano freneticamente botti, tini e falci nel tentativo di scacciare gli spiriti maligni dagli angoli bui delle loro cantine. Questo rituale ripetuto poi all’aperto, secondo l’antica leggenda, rappresentava anche un aiuto propiziatorio per il buon raccolto.
Negli anni a seguire sono state introdotte soltanto poche varianti a questo antico rito pagano confluito nella festa religiosa in onore di Sant’Antonio Abate, Santo protettore dalle avversità del fuoco.

Progetto cofinanziato da Regione Campania – Agenzia Regionale “CAMPANIA TURISMO” nell’ambito del «Programma regionale di eventi per la promozione turistica e la valorizzazione culturale dei territori.

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Valogno, come cambia un borgo con l’arte

Valogno di Sessa Aurunca (dista quattro chilometri dal medesimo comune di Sessa Aurunca di cui essa fa parte), è un paesino di poco più di 90 anime nella provincia di Caserta, che sta vivendo la sua seconda vita grazie all’arte dei murales. Di paesini ormai spopolati l’Italia è piena. Eppure… eppure oggi qualcuno prova a far tornare in vita quei borghi, che sembrano destinati all’oblio, e lo fa dando loro nuova linfa vitale. Grazie all’iniziativa “I colori del Grigio”, da circa 10 anni la piccola frazione di Valogno è diventata meta privilegiata di chi ama l’arte e la bellezza tipica dei piccoli borghi che popolano la nostra penisola. Questo progetto ha coinvolto tanti artisti di fama nazionale e internazionale che hanno messo a disposizione la propria arte “colorando” le stradine di Valogno con tanti murales per restituire a questa piccola località la dignità del suo passato rurale, intaccata dalla cementificazione irrispettosa dell’identità di Valogno.

Ad immaginare e poi concretizzare tale trasformazione sono stati Giovanni Casale e sua moglie Dora che stanchi della vita frenetica di Roma hanno deciso di “ritornare alle origini”, in quella perla incastonata nel territorio del Parco regionale “Roccamonfina – Foce del Garigliano”. Tutto il borgo è passato dal “grigio” dell’abbandono ai fervidi colori dei murales artistici (molti realizzati da artisti prestigiosi) che da alcuni anni attirano centinaia di visitatori da tutto il comprensorio e ben oltre i confini regionali.  Tutto è colore, armonia, storie raccontate sui muri. E il paesino grazie all’arte e ai colori ha ricominciato a popolarsi. Non solo gli “emigranti” che tornano per le vacanze, ma anche turisti, semplici curiosi o amanti del genere. Anche le case finora rimaste disabitate, sono divenute oggetto d’interesse per qualche prode avventuriero che immagina investimenti e attività commerciali.

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Noccioleti ciglionati del Vallo di Lauro e del Baianese

Il paesaggio dei noccioleti ciglionati occupa una superficie di circa 1140 ha (Comuni di Baiano, Mugnano del Cardinale, Sperone, Avella, Visciano) . La significatività dell’area è legata alla profondità storica della coltivazione del nocciolo, che indica la Campania come sede più antica in Italia della corilicoltura. Catone, Columella, Plinio, Virgilio e Palladio parlano di una coltivazione estesa e parzialmente anche specializzata. Per il Medioevo vi sono documenti notarili che parlano di “avellanieta”, “abellanieta” e “nocilleta”. Nel corso della seconda metà del Novecento i processi di specializzazione, hanno portato all’estensione nei fondovalle e nella fascia pedemontana della coltivazione del nocciolo, in coltura specializzata o consociato al noce e al ciliegio. La nocciola rappresenta un prodotto tipico dalla tradizione millenaria, una risorsa strategica dell’economia irpina, come testimoniato dallo stesso nome botanico del nocciolo, Corylus avellana, che richiama quello dell’antica città di Abella. L’area si presenta piuttosto omogenea e integra, con un paesaggio fortemente vitale in cui i ciglioni coltivati a nocciolo appaiono ancora ben riconoscibili e conservati nei loro aspetti. Per quanto riguarda la vulnerabilità, vi sono aspetti di fragilità ambientale, legati soprattutto all’impatto delle tecniche produttive sulla conservazione dei suoli. Il controllo delle malerbe nel noccioleto viene infatti tradizionalmente effettuato con il ricorso a ripetute fresature superficiali, che espongono i soffici suoli piroclastici ricoprenti il substrato calcareo all’azione erosiva delle acque di ruscellamento, con tassi di perdita di suolo molto elevati. In questi ambienti la diffusione di tecniche di gestione razionali e un lungimirante investimento manutentivo dovrebbero rappresentare gli obiettivi prioritari delle politiche territoriali, anche ai fini della prevenzione di rischi ambientali che influenzano la sicurezza dei popolosi centri urbani limitrofi.

Fonte http://landscapeunifi

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Caccuri e Sant’Angelo a Scala: firmato il patto d’amicizia tra i Comuni

Caccuri, in provincia di Crotone in Calabria e Sant’Angelo a Scala in provincia di Avellino in Campania, insieme su promozione e accoglienza turistica. In occasione della sesta edizione della “Festa d’Autunno nel Borgo del Castello”, è stato firmato, nella mattinata di sabato 3 novembre, il patto d’amicizia tra i due comuni nella sala consiliare del Comune di Caccuri tra il sindaco Marianna Caligiuri di Caccuri e Carmine De Fazio di Sant’Angelo a Scala sotto il Patrocinio delle Regioni Campania e Calabria. Presenti alla firma l’assessore alla Promozione e Marketing Territoriale del Comune di Sant’Angelo a Scala Teresa Di Donna e il Presidente della Proloco di Caccuri Gianni Porcelli. Interventi  si sono susseguiti con  altre Proloco calabresi, Filippo Capellupo presidente Unpli Calabria e Anna Giampà consigliere regionale Unpli per la Calabria referente per i gemellaggi Europei.

L’obiettivo delle due amministrazione, in pieno spirito di collaborazione, è quello di scambiarsi esperienze e informazioni nel campo del turismo, dell’arte e dell’educazione. Il patto d’amicizia prevede anche la realizzazione di attività con le scuole al fine di favorire incontri tra coetanei, scambi tra istituzioni culturali per portare a conoscenza delle proprie comunità la storia e la cultura del territorio e scambi tra associazioni culturali che operino nel campo dell’arte e dello spettacolo per favorire il processo di conoscenza dei rispettivi contesti culturali. La promozione e sviluppo di relazioni istituzionali in campo educativo e culturale è il presupposto principale per un’iniziativa di scambio tra due paesi, primo atto verso il gemellaggio.  

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Benevento, romani e longobardi che fecero la storia.

Secondo la leggenda, fondatore di Benevento fu l’eroe greco Diomede che, dopo la distruzione di Troia, sarebbe venuto in Magna Grecia, sbarcando sulle coste pugliesi. La ricerca storica e l’analisi archeologica danno invece per certo che la zona fu abitata da popolazioni sannitiche, di ceppo sia irpino sia caudino. Attivo centro della civiltà sannita, la città (via via chiamata Malies, Maloenta, Maloenton, Maleventum) entrò per la prima volta nella storia quando i Sanniti, nella battaglia delle Forche Caudine (321 a.C.), sconfissero l’esercito romano. Con una lunga serie di guerre, la città fu conquistata dai Romani. Dopo la vittoria riportata su Pirro nel 275 a.C., i Romani mutarono il nome della città in Beneventum. La caduta dell’Impero Romano segnò un periodo di decadenza anche per Benevento. Dopo le distruzioni dei Visigoti, dei Vandali, dei Goti, dopo il periodo bizantino, Benevento fu conquistata dai Longobardi (571) che ne fecero la capitale della Longobardia meridionale.

        

La Chiesa di Santa Sofia, una delle più importanti testimonianze dell’architettura longobarda nella Langobardia Minor, dal giugno 2011 Patrimonio UNESCO. Fu fondata da Arechi II, divenuto nel 758 Duca di Benevento, che la rese il simbolo della spiritualità longobarda, per poi diventare, nel tempo, una delle più potenti dell’Italia meridionale. Inoltre è nel suo “scriptorium” che, nel secolo XII, si sviluppò la scrittura beneventana, famosa in tutto il mondo. La pianta è unica nel suo genere: al centro sei colonne sono disposte ai vertici di un esagono e collegate da archi che sorreggono la cupola. L’esagono interno è poi circondato da un anello decagonale con otto pilastri e due colonne ai fianchi dell’entrata. Lo splendore dell’antica chiesa è inoltre testimoniato dai resti dei magnifici affreschi delle absidi.

L’Arco di Traiano, simbolo della città di Benevento e costruito per volere dell’Imperatore romano Traiano nel 114 d.C., in occasione dell’inaugurazione della via Appia. Alto 15,60 mt e largo 8,60 mt. mostra temi diversi su ogni facciata: scene allegoriche riguardanti la città, le divinità e l’imperatore. Dopo la conquista longobarda nel VI secolo d.C. fu inglobato nella nuova cinta muraria, diventando porta urbica.

 

 

Il Teatro Romano, costruito nel II secolo dall’Imperatore Adriano e inaugurato nel 126 d.c., sorge nella zona occidentale della città antica, sul cardo maximus. Il monumento, la cui cavea misura circa 98 metri di diametro, è costruito in opera cementizia con paramenti in blocchi di pietra calcarea e in laterizio. La cavea, ove prendevano posto gli spettatori per assistere agli spettacoli, si è ben conservata e si evincono i tre ordini architettonici che la formavano: l’ordine tuscanico, ionico e corinzio. Gode tutt’oggi di un’acustica perfetta e viene utilizzato per spettacoli di vario genere.

 

 

 

 

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