Borghi

Noccioleti ciglionati del Vallo di Lauro e del Baianese

Il paesaggio dei noccioleti ciglionati occupa una superficie di circa 1140 ha (Comuni di Baiano, Mugnano del Cardinale, Sperone, Avella, Visciano) . La significatività dell’area è legata alla profondità storica della coltivazione del nocciolo, che indica la Campania come sede più antica in Italia della corilicoltura. Catone, Columella, Plinio, Virgilio e Palladio parlano di una coltivazione estesa e parzialmente anche specializzata. Per il Medioevo vi sono documenti notarili che parlano di “avellanieta”, “abellanieta” e “nocilleta”. Nel corso della seconda metà del Novecento i processi di specializzazione, hanno portato all’estensione nei fondovalle e nella fascia pedemontana della coltivazione del nocciolo, in coltura specializzata o consociato al noce e al ciliegio. La nocciola rappresenta un prodotto tipico dalla tradizione millenaria, una risorsa strategica dell’economia irpina, come testimoniato dallo stesso nome botanico del nocciolo, Corylus avellana, che richiama quello dell’antica città di Abella. L’area si presenta piuttosto omogenea e integra, con un paesaggio fortemente vitale in cui i ciglioni coltivati a nocciolo appaiono ancora ben riconoscibili e conservati nei loro aspetti. Per quanto riguarda la vulnerabilità, vi sono aspetti di fragilità ambientale, legati soprattutto all’impatto delle tecniche produttive sulla conservazione dei suoli. Il controllo delle malerbe nel noccioleto viene infatti tradizionalmente effettuato con il ricorso a ripetute fresature superficiali, che espongono i soffici suoli piroclastici ricoprenti il substrato calcareo all’azione erosiva delle acque di ruscellamento, con tassi di perdita di suolo molto elevati. In questi ambienti la diffusione di tecniche di gestione razionali e un lungimirante investimento manutentivo dovrebbero rappresentare gli obiettivi prioritari delle politiche territoriali, anche ai fini della prevenzione di rischi ambientali che influenzano la sicurezza dei popolosi centri urbani limitrofi.

Fonte http://landscapeunifi

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Caccuri e Sant’Angelo a Scala: firmato il patto d’amicizia tra i Comuni

Caccuri, in provincia di Crotone in Calabria e Sant’Angelo a Scala in provincia di Avellino in Campania, insieme su promozione e accoglienza turistica. In occasione della sesta edizione della “Festa d’Autunno nel Borgo del Castello”, è stato firmato, nella mattinata di sabato 3 novembre, il patto d’amicizia tra i due comuni nella sala consiliare del Comune di Caccuri tra il sindaco Marianna Caligiuri di Caccuri e Carmine De Fazio di Sant’Angelo a Scala sotto il Patrocinio delle Regioni Campania e Calabria. Presenti alla firma l’assessore alla Promozione e Marketing Territoriale del Comune di Sant’Angelo a Scala Teresa Di Donna e il Presidente della Proloco di Caccuri Gianni Porcelli. Interventi  si sono susseguiti con  altre Proloco calabresi, Filippo Capellupo presidente Unpli Calabria e Anna Giampà consigliere regionale Unpli per la Calabria referente per i gemellaggi Europei.

L’obiettivo delle due amministrazione, in pieno spirito di collaborazione, è quello di scambiarsi esperienze e informazioni nel campo del turismo, dell’arte e dell’educazione. Il patto d’amicizia prevede anche la realizzazione di attività con le scuole al fine di favorire incontri tra coetanei, scambi tra istituzioni culturali per portare a conoscenza delle proprie comunità la storia e la cultura del territorio e scambi tra associazioni culturali che operino nel campo dell’arte e dello spettacolo per favorire il processo di conoscenza dei rispettivi contesti culturali. La promozione e sviluppo di relazioni istituzionali in campo educativo e culturale è il presupposto principale per un’iniziativa di scambio tra due paesi, primo atto verso il gemellaggio.  

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Benevento, romani e longobardi che fecero la storia.

Secondo la leggenda, fondatore di Benevento fu l’eroe greco Diomede che, dopo la distruzione di Troia, sarebbe venuto in Magna Grecia, sbarcando sulle coste pugliesi. La ricerca storica e l’analisi archeologica danno invece per certo che la zona fu abitata da popolazioni sannitiche, di ceppo sia irpino sia caudino. Attivo centro della civiltà sannita, la città (via via chiamata Malies, Maloenta, Maloenton, Maleventum) entrò per la prima volta nella storia quando i Sanniti, nella battaglia delle Forche Caudine (321 a.C.), sconfissero l’esercito romano. Con una lunga serie di guerre, la città fu conquistata dai Romani. Dopo la vittoria riportata su Pirro nel 275 a.C., i Romani mutarono il nome della città in Beneventum. La caduta dell’Impero Romano segnò un periodo di decadenza anche per Benevento. Dopo le distruzioni dei Visigoti, dei Vandali, dei Goti, dopo il periodo bizantino, Benevento fu conquistata dai Longobardi (571) che ne fecero la capitale della Longobardia meridionale.

        

La Chiesa di Santa Sofia, una delle più importanti testimonianze dell’architettura longobarda nella Langobardia Minor, dal giugno 2011 Patrimonio UNESCO. Fu fondata da Arechi II, divenuto nel 758 Duca di Benevento, che la rese il simbolo della spiritualità longobarda, per poi diventare, nel tempo, una delle più potenti dell’Italia meridionale. Inoltre è nel suo “scriptorium” che, nel secolo XII, si sviluppò la scrittura beneventana, famosa in tutto il mondo. La pianta è unica nel suo genere: al centro sei colonne sono disposte ai vertici di un esagono e collegate da archi che sorreggono la cupola. L’esagono interno è poi circondato da un anello decagonale con otto pilastri e due colonne ai fianchi dell’entrata. Lo splendore dell’antica chiesa è inoltre testimoniato dai resti dei magnifici affreschi delle absidi.

L’Arco di Traiano, simbolo della città di Benevento e costruito per volere dell’Imperatore romano Traiano nel 114 d.C., in occasione dell’inaugurazione della via Appia. Alto 15,60 mt e largo 8,60 mt. mostra temi diversi su ogni facciata: scene allegoriche riguardanti la città, le divinità e l’imperatore. Dopo la conquista longobarda nel VI secolo d.C. fu inglobato nella nuova cinta muraria, diventando porta urbica.

 

 

Il Teatro Romano, costruito nel II secolo dall’Imperatore Adriano e inaugurato nel 126 d.c., sorge nella zona occidentale della città antica, sul cardo maximus. Il monumento, la cui cavea misura circa 98 metri di diametro, è costruito in opera cementizia con paramenti in blocchi di pietra calcarea e in laterizio. La cavea, ove prendevano posto gli spettatori per assistere agli spettacoli, si è ben conservata e si evincono i tre ordini architettonici che la formavano: l’ordine tuscanico, ionico e corinzio. Gode tutt’oggi di un’acustica perfetta e viene utilizzato per spettacoli di vario genere.

 

 

 

 

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Chianche, l’Irpinia dice no al biodigestore

La Regione Campania autorizza il Comune di Chianche in provincia di Avellino, alla costruzione di un imponente impianto di biodigestore nel cuore dell’area D.o.c.g del “Greco di Tufo”, impianto di trattamento della frazione umida dei rifiuti, nella valle del Sabato. I comitati e organizzazioni intervengono per dire NO a questa inaudita scelta di localizzazione dell’impianto industriale di compostaggio per il timore di inquinamento del Sabato (per  gli scarichi) che per il territorio, di cui fa parte Chianche, dove vengono prodotti vini di fama internazionale come il Greco di Tufo, il Taurasi e il Fiano.

 

I biodigestore sono stazioni di riciclaggio per lo smaltimento dei rifiuti organici, che trasformano in energia. Si tratta di una nuova tecnologia e in Italia già sono presenti soprattutto al Nord. Si tratta di impianti in cui vengono trattati, attraverso un processo di compostaggio che avviene per via anaerobica (cioè in assenza di ossigeno), i rifiuti organici domestici e gli scarti agricoli.

Come funziona? L’impianto trasforma i rifiuti organici e li miscela con dei batteri. Si ottiene quindi una miscela detta biogas, gas metano, che unito all’anidrite carbonica produce energia elettrica o termica. Questi impianti sono stati presentati come fonti rinnovabili,in quanto ridurrebbero le emissioni di gas serra. Il comune di Chianche dovrebbe ricevere circa 30.000 t./anno con il conseguente inquinamento dei tir per il trasporto.

 

L’Osservatorio ambientale mette in guardia dai rischi per la salute: le variabili in gioco nella gestione di tali impianti sono tante e tali, da non promettere nessuna sicurezza per la salute dei cittadini “al di là di ogni ragionevole dubbio”.

I principi su cui si fonda questo mercato interessano lo sfruttamento di liquami e sottoprodotti agricoli, o prodotti appositamente coltivati come il mais, per la produzione di gas. Il rischio risiede nel fatto che è diventato un settore troppo appetitoso per quanti, ormai, fanno fatica a guadagnare con l’agricoltura o l’allevamento.

L’ avvelenamento dei terreni: poiché i vegetali necessari per la fermentazione non sono destinati all’alimentazione umana e poiché quello che conta è la resa, i terreni coltivati vengono irrorati con dosi massicce di fertilizzanti e pesticidi, inquinando il terreno stesso e le falde acquifere.

Le alte emissioni prodotte da queste centrali capaci di bruciare alte quantità di materiale organico per produrre energia oltre a liberare nell’aria polveri sottili, emanano ossidi d’azoto, ozono e altre molecole inquinanti.

L’emissioni odorigene dovute ad una cattiva o mancata manutenzione dei biofiltri.  Queste emissioni avvengono anche durante le manutenzioni per la perdita di tensione della cupola gasometrica dell’impianto, il cui sgonfiamento provoca significative fuoriuscite dell’aria interna.

Tufo (Av) – RAI 3 TGR Itinerante su Facebook

Notizie dal web

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AUTUNNO BANDIERE ARANCIONI: OLTRE 100 BORGHI IN FESTA

Aggiungi un borgo a tavola: l’appuntamento è per 4 weekend, dal 22 settembre al 14 ottobre, in oltre 100 borghi Bandiera arancione in autunno. Quattro “weekend arancioni”, quindi, dove enogastronomia, cultura e natura saranno protagoniste grazie a una serie di attività e iniziative per far conoscere sapori e tradizioni dei tesori nascosti della nostra penisola e promuovere un nuovo modo di viaggiare, slow e sostenibile. Una grande festa, da nord a sud e in oltre 100 borghi Bandiera arancione, che ha come obiettivo quello di mostrare le bellezze e le tipicità di questi territori attraverso degustazioni di prodotti tipici in un luoghi insoliti, per concludere l’Anno dedicato al cibo italiano.Sono 230 le piccole località dell’entroterra che, a oggi, hanno ricevuto la Bandiera arancione: marchio di qualità turistico-ambientale che il Touring club assegna ai borghi eccellenti dell’entroterra con meno di 15 mila abitanti e che soddisfano più di 250 rigorosi criteri di valutazione. Luoghi autentici dove arte, natura, buona cucina, sostenibilità e accoglienza sono espressioni della cultura del territorio

 

I BORGHI ADERENTI IN CAMPANIA

Cerreto Sannita (BN) – 29-30 settembre, 6-7 ottobre

Morigerati (SA) – 22-23 settembre29-30 settembre6-7 ottobre13-14 ottobre

Sant’Agata de’ Goti (BN) – 22-23 settembre29-30 settembre

Zungoli (AV) – 22-23 settembre

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Borghi Autentici d’Italia, terza giornata nazionale

Borghi Autentici d’Italia è un’Associazione che riunisce piccoli e medi comuni, enti territoriali ed organismi misti di sviluppo locale, attorno all’ obiettivo di un modello di sviluppo locale sostenibile, equo, rispettoso dei luoghi e delle persone e attento alla valorizzazione delle identità locali. L’obiettivo: riscoprire i borghi italiani quali luoghi da vivere, sostenere e preservare.

“Cibo e vino: orgoglio di comunità” è il tema scelto per la terza Giornata Nazionale dei Borghi Autentici d’Italia che si svolgerà il 30 settembre 2018,una festa diffusa su tutto il territorio nazionale e che vede la partecipazione di oltre 60 piccoli e medi comuni aderenti. Dalla Liguria alla Sicilia, i comuni che parteciperanno all’ evento racconteranno la storia dei loro sapori attraverso una serie di iniziative dedicate, tra street food, show cooking, mercatini autentici a km 0, convegni, mostre fotografiche ed eventi di carattere antropologico e storico. Comunità che si impegnano per migliorare il sistema alimentare locale a partire dalla valorizzazione delle produzioni locali, con particolare attenzione alla conservazione della biodiversità agroalimentare e degli ecosistemi, per garantire uno sviluppo locale economico, culturale, sociale e ambientale armonico e rispettoso degli equilibri naturali. Con la loro visione e i loro saperi lavorano per promuovere una nuova gastronomia, fondata sulla tutela della biodiversità, la protezione dell’ambiente e il rispetto delle culture e delle tradizioni locali.

Borghi Autentici d’Italia è una rete fra territori dove protagoniste sono le persone e le comunità, realtà che decidono di non arrendersi di fronte al declino e ai problemi ma che scelgono di mettere in gioco le proprie risorse per creare nuove opportunità di crescita: realtà che appartengono a quell’Italia che ce la vuole fare.

http://www.borghiautenticiditalia.it

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